Milena – È contro gli arresti domiciliari che l’ex parlamentare regionale azzurro, Michele Mancuso, ha presentato ricorso in Cassazione. Dopo il «no» alla richiesta di revoca degli arresti domiciliari da parte del tribunale del riesame di Caltanissetta, si è rivolto agli “ermellini”. L’ultimo passaggio, almeno sulla carta, per tentare di riconquistare la libertà persa a metà febbraio scorso quando è scattata la misura cautelare a suo carico sull’onda di un’indagine di polizia e procura su spettacoli e mazzette.
Dossier, quello della procura nissena, che ha fatto concretizzare a suo carico l’accusa di corruzione per l’esercizio della funzione.
Ipotesi che sarebbe legata a soldi – 12 mila euro in particolare – che avrebbe intascato in tre tranche per avere agevolato l’associazione “Genteemergente” per l’ottenimento di un contributo regionale, in extremis, di 98 mila euro per l’organizzazione e di spettacoli musicali nella provincia di Caltanissetta. L’ultima delle tre quote, secondo l’accusa, l’avrebbe intascata nel maggio dello scorso anno. E da metà febbraio scorso, dopo il suo interrogatorio al cospetto del gip, si trova agli arresti in casa.
Sempre la Suprema Corte, intanto, ha rigettato l’appello presentato, in questo caso, dalla procura nissena, contro la decisione del tribunale del riesame che aveva annullato il sequestro di beni disposto dal gip a carico dello stesso ex parlamentare e di altri quattro indagati. Nessuna misura patrimoniale era scattata per una quinta coinvolta nell’inchiesta.
Più in dettaglio, 12 mila euro sequestrati all’ex parlamentare regionale, 24mila all’ex sindaco di Sommatino, Lorenzo Tricoli – assistito dall’avvocato Michele Ambra – 9.650 euro ad Ernesto Trapanese – assistito dagli avvocati Antonino Falzone e Mario Lupica – e poco più di 15 mila euro a Rizioli. – assistito dall’avvocato Teresa Cocca – tra rappresentanti legali e componenti della stessa “Asd Genteemergente” e 8.500 euro ad Eugenio Bonaffini – assistito dall’avvocato Giovanni Di Giovanni – il solo per il quale la procura non aveva chiesto alcuna misura cautelare.






























