Caltanissetta – Chi si difende e chi rende dichiarazioni spontanee. Ma tutte convergenti nella direzione che contrasta con il teorema accusatorio. Così per i primi interrogatori nell’inchiesta che ha coinvolto il deputato regionale azzurro, Michele Mancuso accusato di corruzione, l’ex sindaco di Sommatino, Lorenzo Tricoli, i suoi nipoti, Enzo ed Emanuela Trapanese, Carlo Rizioli – marito di Emanuela – che sarebbero stati i corruttori ed Eugenio Bonaffini tirato in ballo per truffa, in questo caso ai danni della Regione.
Tricoli, ancor prima di presentarsi al cospetto del giudice per l’interrogatorio, nel preannunciare che avrebbe chiarito tutto, ha subito negato le contestazioni.
Sconfessando la teoria che vorrebbe che lui e i nipoti abbiano corrotto il parlamentare per trarne vantaggi personali.
Nessuno scambio di soldi, né bustarelle allo stesso Mancuso. L’ex sindaco di Sommatino, piuttosto, ha fatto riferimento a «un regalo di compleanno a Mancuso… un regalo in busta che altro non era che un maglione… se avesse dovuto chiedere soldi non avrebbe certo agito così… non c’è stata nessuna bustarella». In tal senso ha chiarito quella parte delle delle intercettazioni che, invece, secondo la tesi accusatoria, sarebbero la prova di un passaggio di denaro – dodici mila euro – che sarebbe finito nelle tasche del deputato in tre differenti tranche.































