Home Cronaca “Io positivo nell’era glaciale di Mussomeli”

“Io positivo nell’era glaciale di Mussomeli”

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MUSSOMELI – La febbre in corpo ma l’era è glaciale a Mussomeli. Alla rigidità del clima invernale, si aggiunge la rigidità di una condizione quotidiana esasperata dal Covid e da tutto quello che ne consegue.  Tutto viene scandito dall’impegno mentale: “attento al virus, metti bene la mascherina e mantieni la distanza di sicurezza”. Eppure, sappiamo che l’impegno non assicura il fatto che possiamo riuscire a non infettarci. Niente di male, nella malaugurata ipotesi, avendo fatto i vaccini e, soprattutto, non avendo situazioni patologiche a ritroso che possano suscitare una certa apprensione, dovremmo passare indenni il momentaccio, almeno e soltanto per quella che per il momento è la situazione sanitaria. Io stesso ne sono testimone: ho preso il virus lo scorso 7 gennaio e il 17 dello stesso mese mi sono negativizzato, nonostante appartenga alla categoria dei soggetti fragili per età, situazioni patologiche e altro, le due dosi di vaccino che avevo fatto mi hanno salvaguardato.  E’ la pura verità, quando ti manca la libertà apprezzi quello che essa rappresenta: essere libero di uscire, viaggiare, andare dove più ti pare, entrare ed uscire da un locale, abbracciarsi e baciarsi, noi che siamo per natura solari e portati ai rapporti umani. Vorrei essere come il gabbiano Jonathan Livingston e svolazzare libero nei cieli infiniti. Il virus muta sempre e dobbiamo sperare che in questo suo continuo mutare arrivi il tempo che si stanchi e ci liberi della sua presenza. La misura della sopportazione ormai è quasi colma.  A Mussomeli sono 400 i positivi anche se, stime ufficiose, parlano di numeri ancora maggiori.  A questa situazione sanitaria, di riflesso sì palesa una situazione economica disastrosa, la cui goccia che ha fatto traboccare il vaso, manco a dirlo, è stato il Alessandro Falzone di Amici MieiCovid. I ristoratori che, complice il covid, è già tanto se riescono a pagare le spese, vanno avanti per disperazione. Alcune pizzerie dichiarano apertamente di lavorare solo con l’asporto, anche se non siamo in un lockdown imposto, la gente ha paura e quindi siamo in un lockdown di fatto. Alessandro Falzone, gestore della pizzeria “Amici Miei”,  è la voce di tutti i colleghi e avverte: ”Il fatturato è calato di almeno il 60%, chi più chi meno le stime sono queste, la sala è vuota o quasi, la gente preferisce ordinare da casa ed affidarsi alla consegna a domicilio”. A Mussomeli scatta un coprifuoco contenuto ma pur sempre evidente. Un paese grigio, segnato da questa pandemia, dove i negozi non essenziali chiudono in prima serata data la mancanza di utenza e il clima freddo sembra, ancor di più, scandire la tristezza e la monotonia che traspare dagli occhi stanchi dei pochi passanti nelle ore serali. Saracinesche chiuse, bar con pochissimi clienti, pizzerie che campano solo d’asporto, deserto nelle piazze e per le strade del paese manfredonico. I commercianti, ma ancor di più i ristoratori,sono allo stremo a causa di un’economia locale un po’ in sofferenza, aggravata da questa pandemia. Urgono interventi sul fisco e sulle imposte locali. Ogni giorno sembra lo stesso, scorre inesorabilmente, in un apatico trascinamento del tirar a campare, sperando che prima o poi andrà tutto bene e ritorneremo alla normalità. Inutile dire che sciagura richiama sciagura. Così, di questi tempi, sono ancora più fastidiosi e inaccettabili l’ aumento delle bollette di acqua, luce e gas a cui il governo nazionale cerca di metterci una pezza.  Tutti aspettiamo ”La quiete dopo la tempesta”  che sembra non arrivare mai. Non tutto è però conseguenza del covid. La disastrata  rete stradale di Mussomeli e dell’intero Vallone non sono riconducibili alla pandemia.   Diciamocelo pure, si è toccato il fondo. Mussomeli, tra strade fatiscenti, ponti che crollano, manutenzione stradale inesistente, ormai da tempo vive un isolamento preoccupante che certamente non traina un’economia già di per sé asfittica. I giovani scappano, chi per lavoro chi per studiare nelle università del Nord, lasciano la Sicilia e, di questi, pochi ritorneranno perché partono già consapevoli che nella loro terra non esiste futuro e prospettive di una vita appagante. Di questo passo in paese resteremo “quattro vecchi” come si dice nelle chiacchere della gente preoccupata per questo stato di cose e che non vede via di sbocco. Da anni c’è un movimento costante in atto che porta allo svuotamento dei piccoli comuni dell’entroterra siciliano.  Così, ad esempio, le banche si fanno concorrenza e chiudono gli sportelli perché, fra chi muore e chi se ne va restano pochi utenti disposti a risparmiare quando non ci sono soldi. In alcune ore della giornata, come già ampiamente detto, Mussomeli sembra un paese fantasma ed è soprattutto d’inverno che i fantasmi si fanno sentire. Nel silenzio di strade deserte, il vento diventa la voce dell’assenza.

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