Sutera – Sfiducia alla sindaca di Sutera, Giuseppina Catania. Ancora se ne parla, da una parte e dall’altra. Pure a distanza della ratificazione del provvedimento avvenuta lo scorso 21 novembre. Alle precisazioni del già presidente del Consiglio, Giuseppe Carruba, uscito con una nota stampa, la neosfiduciata sindaca così risponde “sicuramente, l’ex presidente del Consiglio si sta rendendo conto, tardivamente” e puntualizza “(Sic!), della irresponsabile azione di distruzione posta in atto dallo stesso con la sfiducia del 21 novembre”. Una data che, manco a dirlo, rimarrà agli annali del paesino di poche migliaia di anime, dove la stragrande maggioranza, alle amministrative del 23 maggio 2023, aveva deciso, quasi all’unanimità, di voltare pagina. Adesso la disfatta. E quindi, sfiducia nella sfiducia. Sutera si è giocata la possibilità di un cambiamento verso il meglio. La sindaca si trincera dietro il “saputo” che è meglio omettere, intanto che incalza il j’accuse del presidente Carruba, noto figlio d’arte della politica suterese, il padre Marco, leader del centrodestra, ha guidato il paese per ben nove anni, dal 1994, al 2003, almeno fino a quando le sue condizioni di salute glielo hanno permesso. “Astio e scontri generati” sarebbero i principali capi d’accusa imputati alla decaduta sindaca, tacciata, altresì, di “mancato dialogo col Consiglio”. Sentendosi, all’indomani dell’avvenuta sfiducia, con conseguente decadimeto della carica, in dovere di fare alcune “precisazioni istituzionali a tutela del Consiglio, della trasparenza amministrativa, dei cittadini”. Nella nota di Carruba così si legge “la mozione di sfiducia è stata il risultato di un lungo confronto, approfondito e democratico all’interno dell’aula consiliare. Dopo mesi, se non anni, di tensioni amministartive, mancate risposte e un rapporto, ormai compromesso, tra l’Esecutivo e il Consiglio, i consiglieri, di maggioranza e di minoranza, hanno ritenuto che non vi fossero più le condizioni per proseguire serenamente l’attività amministrativa. Una scelta istituzionale non semplice, ma collegiale e motivata. E’ importante precisare che la decisione non è stata guidata da interessi particolari o richieste improprie, ma dall’esigenza di ristabilire un equilibrio amministartivo e garantire, alla città, un governo trasparente, collaborativo e rispettoso delle prerogative del Consiglio”. “Una storia semplice”, potremmo definirla, come l’intellettuale di Racalmuto, intendeva il “semplice”, col colpo di scena finale, in cui il magistrato sentenzia “e se provassimo a ribaltare questa storia, nella consapevolezza che il brigadiere mente… ?”. Il finale, anche in questo caso, rimane aperto, senza volontà alcuna di scantonare, ma ognuno sa, nelle segrete stanze del potere, come e in funzione di quali interessi abbia operato! Ora, si tira in ballo il popolo, ma quel popolo, vi aveva votati. E ora, da bacino di voti, si fa specchio delle magagne non risolte fra piccolezze e grandi pretese di chi non riesce a trovare la quadra. Quel popolo, quella comunità che, da una parte e dall’altra, si rivendica il merito di voler tutelare. “Siamo tutti vinti, non c’è nessun vincitore”, ha sentenziato il già presidente Carruba, dai banchi dell’ormai destituito Consiglio. E adesso lo ribadisce, precisando la propria consapevolezza di avere agito bene”. Nessun ripensamento, pare, ad opera compiuta, contariamente a quanto sostenuto dalla ex sindaca. E auspica ad un confronto pubblico senza pizzini e, o, discorsi preconfezionati. Dal canto suo, la destituita sindaca, definisce la nota dell’ex presidente, “una giustificazione affannosa di legittimare il suo operato”. E tira in ballo l’operato di “un sindaco e un gruppo coeso di assessori che, fra i tanti risultati, hanno anche sanato il bilancio, partendo da un disavanzo di 75.000 euro nel giro di poco più di due anni, anche con grandi sacrifici personali del sindaco e della giunta, che lo hanno portato in attivo di 150.000 euro”. Sostenendo che la mozione “non è stata gradita, e tantomeno condivisa, da una gran parte di cittadini. Saranno presto i cittadini a giudicare l’operato di tutti. Se proprio vuole confronti politici, si candidi a sindaco. I cittadini di Sutera conoscono la verità!”. Se, in prima battuta, del resto, aveva suscitato non poco scalpore il sodalizio politico fra due forze diametralmente opposte, per tradizione e formazione, sindaco e presidente, adesso si innesca la corsa a chi ne esce più “pulito”!. A rincarare la dose, per l’operato del sindaco è il gruppo di minoranza che non risparmia i toni forti “A Sutera è finita un’illusione. Dopo due anni e mezzo di amministrazione Catania che hanno rappresentato il più evidente stato di arretramento politico, sociale e culturale che la nostra comunità ricordi. Questo non è un giudizio, ma la fotografia nitida di ciò che Sutera ha vissuto. O che non ha vissuto. Perchè, a volerla dire tutta, niente di quanto era stato promesso in campagna elettorale, è stato mantenuto nella fase di governo. Già, nel giugno scorso, i consiglieri di minoranza avevano chiesto le dimissioni della sindaca che aveva promesso aria nuova e, invece, ha guidato un’amministrazione autoreferenziale, barricata, priva di progettazione. Incapace di intercettare persino le opportunità più elementari messe a disposizione da bandi e fondi sovracomunali. Eè mancata la visione. Nessun piano per turismo, giovani, anziani, viabilità, associazionismo. Nessuna politica economica, nessuna cura del territorio. Intanto si alzavano tasse e indennità: un capolavoro al contrario! Per non dire degli scivolamenti procedurali, di documenti mancanti nelle convocazioni, scelte opache, segretari comunali cambiati come ambiano le stagioni. Quattro in due anni. Un record! Di fronte al pubblico confronto, ha preferito darsi eroicamente alla fuga. Però, le va riconosciuto un primato, triste, ovviamente, quello di essere stato il primo sindaco in assoluto ad abbandonare l’aula consiliare per sfuggire al dibattito democratico. Anche la Giunta non è certo esente da colpe e responsabilità. Come il sindaco, non ha mai avvertito il peso della fascia. La sindaca ha frantumato una comunità. La sfiducia non è il frutto di un complotto ma il prodotto della totale incapacità di amministrare. La comunità è rimasta sola a mantenere vivo il paese. Oggi Sutera esce dalla fiaba, mentre si chiude il sipario su ‘Giuseppina nel paese delle meraviglie'”.





























