Mussomeli – Il dottore Mario Ricotta, psichiatra e medico di Medicina Generale in quiescenza, che per un anno ha lavorato al CSM e al SERD di Mussomeli, con turni anche a Caltanissetta, scioglie ogni riserva e rende pubblica la sua amarezza per il mancato rinnovamento del rapporto di collaborazione che “tanto ha beneficiato ai pazienti del Vallone che adesso rischiano un tracollo psichico e pasicologico per le mancate cure e per il venire meno della figura di riferimento”. La missiva è indirizzata ai direttori generale, sanitario, amministrativo, di dipartimento, di personale e ai responsabili area nord del CSM e del Serd di Caltanissetta. Dati i reiterati tentativi di confronto richiesti agli uffici competenti dell’ASP che non hanno sortito alcuna risultato sul piano del fatto, lo psichiatra, anche noto scrittore, comunica di volerne fare un racconto dell’intricata e grottesca vicenda che “a tratti ha rasentato il ridicolo” dal titolo verosimilmente “Un anno con l’ASP di Caltanissetta” come Silvio Pellico scrisse “Le mie prigioni”. Il medico si rende tuttavia ancora aperto ad un confronto pacifico con l’azienda essendo, per natura, un non belligerante ma anche uno scrittore, quindi, come lui stesso riferisce “abituato ad andare a fondo alle cose”. In un mondo alla deriva.
“Io, dottor Ricotta Mario, chiedo con umiltà le motivazioni per cui a me solo non è stato rinnovato il contratto libero professionale quale specialista in psichiatria con codesta Asp
di Caltanissetta.
Viene mortificata in tal modo in maniera pesante la mia persona e la mia professionalità.
Eppure ho condotto dalla fine di Gennaio del 2024 due centri di Mussomeli, IL CSM E IL SERD,rivitalizzandoli con risultati davvero sorprendenti che sono agli atti, sempre nel rispetto dei ruoli in collaborazione con i responsabili del SERD e del CSM di Caltanissetta con i quali ho ottimi rapporti.
Questi risultati si sono ottenuti, nonostante la carenza di personale, nonostante l’assenza di numerose figure professionali tra cui l’assistente sociale e con un orario ridotto della psicologa, nonostante a volte contrasti e intoppi da cui inevitabilmente ho dovuto difendermi.
Il coinvolgimento entusiasta del personale infermieristico ha contribuito in modo determinante a far rifiorire i due centri tra i quali si era instaurato un connubio e una stretta collaborazione. Abbiamo dovuto inghiottire il dispiacere del trasferimento presso la COT di una infermiera, che col suo sorriso e la sua partecipazione sensibile è stata di grande aiuto ma anche il pensionamento dell’infermiera Arnone Anna per cui i due servizi sono rimasti con un solo infermiere.
In particolare quasi tutti i pazienti del CSM hanno ottenuto miglioramenti notevoli,non solo con la terapia farmacologica accurata, attenta per evitare effetti collaterali internistici e neurologici, ma anche con l’ascolto non solo dell’udito ma degli sguardi, dei sorrisi, del tatto, degli abbracci, creando attorno ai più disagiati uno scudo di difesa che ci ha permesso anche di evitare dei TSO risolvendo sul territorio situazioni davvero complicate.
Abbiamo collaborato con la prefettura, i magistrati, i sevizi sociali dei vari comuni che fanno capo a Mussomeli, di cui testimonianza sono le relazioni fatte, abbiamo collaborato con Casa Rosetta con tanti loro pazienti in cura ed altre strutture sparse sul territorio.
Ma anche al Serd si sono ottenuti risultati notevoli con un procedimento riabilitativo davvero proficuo non solo con soggetti che spontaneamente avevano fatto ricorso al Serd
ma anche con quelli mandati dal tribunale o dalla prefettura tra cui soggetti agli arresti domiciliari di cui gli infermieri sono testimoni e protagonisti.
Attualmente alcuni soggetti agli arresti domiciliari con il permesso del giudice frequentano il centro. Si puo’ lasciare in sospeso la loro riabilitazione? Almeno su questo bisogna dare una risposta.
Nonostante tutti questi impegni l’Asp si è fatta, tramite noi, presente nelle scuole dove ce lo richiedevano.
Nonostante tutti questi risultati ottenuti impegnando due giorni al CSM e due giorni al SERD di Mussomeli, l’ultimo mese ho collaborato direttamente con il CSM di Caltanissetta viaggiando un giorno la settimana.
Prima di allora nel mese di Novembre e Dicembre ho lavorato quotidianamente, nonostante il difficile e faticoso viaggio da Mussomeli a Caltanissetta presso l’ SPDC del S. Elia anche con delle ore in più rispetto a quelle che mi pagava l’ASP
Nel mese di Gennaio, ma anche Febbraio Marzo, Aprile, Maggio, Giugno,Luglio nonostante tutti questi impegni presso il CSM e il SERD di Mussomeli, ho continuato a lavorare per quattro volte al mese di 12 ore a volta presso l’SPDC di Caltanissetta sacrificando notti e festività, fino a raggiungere nel Marzo scorso quasi 40 ore di seguito tra SERD, CSM ed SPDC senza riposo, al limite delle possibilità umane e nell’Agosto scorso con tutto quello che è successo di cui non posso assumermi responsabilità alcuna . Non posso assumermi la responsabilità che è di altri. Ci sono documenti, chat, testimoni che lo confermano. Almeno si sarebbe dovuta evitare l’amplificazione che se ne è fatta. E’ solo un fatto accidentale quell’assenza al pronto soccorso! Le mie iniziative erano solo difensive. Io ho collaborato in ogni modo ed intendevo collaborare, nei limiti delle possibilità umane.
L’ASP ha deciso di interrompere tutto questo lavoro, di creare disagi in tutti i pazienti di Mussomeli e dei paesi dei dintorni, lontani da Caltanissetta?
Ha deciso di annullare tutte quelle visite già prenotate fino al 1 Marzo?
Ha deciso che i piani terapeutici vengano firmati a Caltanissetta? Che devono venire a Caltanissetta per un certificato per la patente di guida, per il porto d’armi, per l’Inps ?
Che si interrompa il processo riabilitativo di quei ragazzi agli arresti domiciliari? Che venga meno la collaborazione iniziata direttamente col CSM di Caltanissetta?
Che il CSM di Caltanissetta, già intasato di visite e di prenotazioni con un personale ridotto debba sobbarcarsi questi altri pazienti?
Se ho lavorato fino a tal punto è solo per amore. Non è retorica, perché io amo questo lavoro, perché io mi immedesimo nella sofferenza degli altri. Lo faccio con passione, con dedizione, anche se mi costa sacrificio.
Se, nonostante il misero compenso di 40 euro lorde all’ora che al netto sono 15 euro l’ora, nonostante tutti gli ostacoli e le incomprensioni che ho avuto, ho resistito, è perché amo questo lavoro. Perché questo lavoro può avere successo solo se all’abilità professionale si associa sensibilità umana e amore verso gli altri.
Chiaramente agli occhi del mondo e della vostra coscienza l’ASP si assume tutta piena la responsabilità di porre fine a questa esperienza davvero produttiva e di creare di nuovo il vuoto sul territorio?
Non vi pare che l’umiliazione a cui mi avete sottoposto debba avere delle risposte?
Mi chiedo ancora chi si occuperà di questo territorio e dei bisogni delle persone del territorio che non si limita solo ai paesi del distretto, ma anche ad altri paesi della provincia e oltre sollevando in parte la pressione sul Csm di Caltanissetta, già molto intasato?
Qualcuno concluderà gli appuntamenti già dati e relazionerà sull’attività riabilitativa di quei ragazzi al Serd rimasta a metà
Con animo limpido senza rancore nei confronti di alcuno rispetto ogni decisione che sia nell’esclusivo interesse dei pazienti, in attesa di una risposta”.Sono stato dibattuto prima di fare questa scelta, di raccontare questa vicenda.
Ho tentato di costruire, inutilmente.
E’ una pretesa assurda chiedere chiarimenti dopo aver creato disguidi per la mia passione, il mio zelo, la mia sensibilità nel lavoro? Mi scuso ancora umilmente e cospargo la cenere in testa?
Non mi permetterei mai di considerare un tale silenzio segno di arroganza, di sufficienza,
Un potere forte, che si rispetti, si interroga, si mette in discussione, se non vuole essere arrogante, chiarisce se non vuole essere cieco, perché ha a cuore il benessere di tutti, specialmente dei più fragili.
Non oso pensare, anzi ne sono convinto, che molti di quelli che amministrano il potere hanno sensibilità e umanità. Anche loro vivono problemi e disagi. Sanno di non essere i padroni dell’Asp!
E però non mi hanno risposto, forse non hanno nemmeno letto la mia lettera. Non conoscono bene i fatti ed io, mio malgrado, sono costretto a farglieli conoscere in questo modo. Sono stato dibattuto prima di fare la scelta di raccontare questa vicenda. Ho tentato di costruire inutilmente. E’ una pretesa assurda chiedere chiarimenti dopo aver creato disguidi per la mia passione, il mio zelo, la mia sensibilità nel lavoro? Mi scuso ancora umilmente e cospargo la cenere in testa? Non mi permetterei mai di considerare un tale silenzio segno di arroganza, di sufficienza. Un potere forte, che si rispetti, si interroga, si mette in discussione, se non vuole essere arrogante. Chiarisce. Se non vuole essere cieco. Perchè ha a cuore il benessere di tutti. Specialmente dei più fragili. Non oso pensare, anzi ne sono convinto, che molti di quelli che amministrano il potere hanno sensibilità e umanità. Anche loro vivono problemi e disagi. Sanno di non essere i padroni dell’Asp! E però non mi hanno risposto, forse non hanno nemmeno letto la mia lettera. Non conoscono bene i fatti ed io, mio malgrado, sono costretto a farglieli conoscere in questo modo.
Devo ringraziare comunque l’Asp che mi ha dato ispirazione e materiale per un nuovo libro
Dopo “Racconti imperfetti” con traduzione in inglese dell’istituto Carlo Bo” di Bologna che sta per uscire, dopo o forse anche prima de “La seconda parte della La santità” uscirà “Un anno con l’Asp di Caltanissetta”. con il contributo di quanti saranno coinvolti nei social e nella stampa”.






























