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ll professore Gianfranco Tuzzolino ospite straordinario del circolo Trabia in evento promosso dell’Ordine degli Architetti di Caltanissetta

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Mussomeli – Cosa può aver significato essere Frank Gehry? Al di là del “Borromini del Novecento”, del “titano dell’architettura” e di tutti gli stereotipi che gli sono stati cuciti addosso in vita. E sicuramente post mortem? Di questo, e non solo, si è discusso, e disquisito, lunedì 5 gennaio, al circolo Trabia – Paolo Emiliani Giudici di Mussomeli, nell’ambito dell’incontro formativo “Frank Gehry – Creatore di sogni”, organizzato e promosso dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della provincia di Caltanissetta, presieduto da Rosa Galiano, in collaborazione con l’associazione di promozione sociale e sportivo dilettantistica AttivaMente Insieme. L’evento è stato fortemente voluto dall’architetto Rino Bertolone, vicepresidente dell’Ordine, che si è fatto promotore dell’iniziativa, ad un mese esatto dalla scomparsa del geniale progettista del Guggenheim, ebreo d’origine e naturalizzato americano, che, con le sue forme sinuose, a tratti avveniristiche, ha rivoluzionato la lunga tradizione della modernità. Che del “less … ” di Mies ne fa ancora il verbo. Unico. E, per certi versi, insandacabile! Gehry ascolta la materia e la plasma, a partire dallo schizzo rivelatore, quale momento imprescindibie del fatto di architettura. Le forme sono calate nello spazio che le accoglie valorizzandole e valorizzandosi, a sua volta. Nell’eterno hic et nunc che indaga il contesto e libera la forma nella luce. E nel suo riverbero. La forma è l’approdo, mai il punto di partenza. Dopo i saluti della presidente del circolo, Sonja Barba, e del sindaco di Mussomeli, Giuseppe Catania, ha aperto i lavori, in qualità di moderatore, la giornalista Emilia Di Piazza, presidente di AttivaMente Insieme. A seguire, Bertolone ha introdotto la visione del docufilm “Frank Gehry – Creatore di sogni” di Sidney Pollak del 2005. Subito dopo, l’intervento del professore Giovanni Francesco Tuzzolino, ordinario di Composizione Architettonica e Urbana dell’Università degli Studi di Palermo e presidente del Polo Territoriale Universitario di Agrigento, ha incantato i presenti, specialisti e non, lungo la suadente narrazione, attorno ad una delle figure più iconiche del panorama architettonico del cosiddetto secolo breve. Da una poetica all’altra. “Un percorso di cui va riconosciuta la valenza, a prescindere dalle scuole di pensiero”, ha esordito Tuzzolino. In risposta al “come si inserisce, se si inserisce, l’esperienza di Gehry, all’interno della narrazione ufficiale”, posta dalla moderatrice. E ha posto l’accento sulla “sapienza dell’architettura in generale” e quindi sulla necessità di essere persone colte per poter gestire la modernità”. E poi, “Mi hanno insegnato che non esiste uno stile piuttosto che un altro, ma che il processo artististico è il frutto della continuità e della contaminazione”. Intanto che lancia un punto di domanda, a esortazione e monito, “se potessimo partire da zero, saremmo capaci di costruire bellezza?” Per poi chiosare “noi architetti siamo degli artisti”. Un discorso interrotto solamente da qualche applauso spontaneo, che ha toccato le corde dei presenti. Come hanno dimostrato i numerosi e accorati interventi a margine dell’incontro. Chi aveva una domanda, chi ha voluto dire la sua. C’è stata partecipazione, non solo fisica, ma anche emotiva. In una data che non era casuale. Una serata all’insegna della condivisione di cultura, bellezza, storia, dunque memoria. Nelle agorà del terzo millennio dove si maturano spirito critico e autonomia di giudizio. Dentro quel ritrovato senso di appartenenza, a coltivare un desiderio, che poi, in fin dei conti, è solo quella mancanza da cui tutto si origina e che tutto origina. E Gehry “democraticamente” voleva che il sogno fosse per tutti. E, per questo, si è inventato un mondo!

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