Caltanissetta – Trent’anni dopo saltano fuori i brogliacci della maxi inchiesta «mafia e appalti» degli anni novanta. Quei registri sono relativi alle intercettazioni dell’indagine su infiltrazioni di “cosa nostra” nel settore imprenditoriale e, più in dettaglio, nelle aziende già appartenenti al gruppo industriale Ferruzzi.
Sono stati scovati, dopo ricerche e acquisizione documentali nella sede di Palermo, dai militari del “gico” della guardia di finanza di Caltanissetta, delegata dalla direzione distrettuale antimafia nissena. Erano stati abbandonati, tra la polvere, in archivi non più in uso. Erano conservati in quattro buste di colore giallo con i timbri delle fiamme gialle. Ci sono voluti due anni, scavando in oltre duemila faldoni, prima di scovarli.
È tra le pieghe del dossier nei confronti dell’ex pm Giacchino Natoli, indagato a Caltanissetta per favoreggiamento alla mafia, che l’inchiesta mafia e appalti è tornata a galla. Era stato lo stesso pm a chiedere e ottenere l’archiviazione di uno dei filoni di quella mega indagine. In particolare quello legato all’indagine avviata dalla procura di Massa Carrara e confluita poi nel procedimento mafia-appalti. Erano state ipotizzate infiltrazioni mafiose nelle cave toscane. E sarebbe stata pure ordinata la distruzione di quelle intercettazioni che, in realtà, non è mai avvenuta. Perché sono state ritrovate mesi addietro negli archivi della procura palermitana. Ora il raffronto tra quelle intercettazioni e i brogliacci ritrovati in polverosi vecchi archivi è uno dei passaggi dell’indagine affidata alle fiamme gialle di Caltanissetta.
Secondo l’impianto accusatorio avrebbe insabbiato quelle indagini. E proprio dopo il ritrovamento dei brogliacci , Natoli è stato sentito per diverse ore dai magistrati della “dda” di Caltanissetta.
Proprio l’inchiesta mafia e appalti, secondo due ufficiali del ros dei carabinieri e il marito di Lucia Borsellino, sarebbe stato il movente segreto delle uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.






























