Home Cronaca Mafia e pizzo nella Capitale, «clan Rinzivillo» in Cassazione

Mafia e pizzo nella Capitale, «clan Rinzivillo» in Cassazione

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Caltanissetta – Parola alla Cassazione. Così per il clan Rinzivillo, secondo lo spaccato tracciato dagli inquirenti. A cominciare proprio dal presunto capo dello stesso gruppo, il boss sessantunenne Salvatore Rinzivillo.

Lui che dalla corte d’appello della Capitale è stato già condannato a dieci anni e otto mesi di carcere, con uno sconto di pena rispetto al primo grado del giudizio celebrato con il rito abbreviato.

La suprema Corte è chiamato a valutare sulla posizione di colui che è stato indicato come capo mafia e di suoi presunti scudieri o ad ogni modo ritenuti avvicinati.

Sì, perché in appello, con lui – ma non tutti sono Cassazione – v’erano anche un carabiniere, Cristiano Petrone condannato a tre anni e mezzo, Angelo Golino a quattro anni e sei mesi, Paolo Rosa con sei anni e mezzo, Rosario Cattuto con tre anni e sette mesi di reclusione – tutti e quattro in secondo grado hanno ottenuto uno sconto di pena –  mentre il gup gli aveva imposto quattro anni e due mesi. Assolti, invece, altri due imputati ossia Francesco Maiorano e Giovanni Ventura che, invece, dal primo passaggio in aula ne era uscito con l’affermazione di responsabilità.

Il clan Rinzivillo, secondo il teorema dell’accusa, avrebbe imposto il pizzo ad attività commerciale della capitale. E per convincerli a sborsare i quattrini, il gruppo – sempre secondo gli inquirenti – non avrebeb esitato a ricorrere alle maniere “forti”.

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