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Mafia, pizzo e armi: venti condanne in appello per la “stidda” di Mazzarino

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Mazzarino – Stangata per la Stidda di Mazzarino. Il clan Sanfilippo è uscito decapitato anche dal secondo passaggio in aula. La Corte d’Appello di Caltanissetta, infatti, ha blindato il teorema accusatorio dell’inchiesta «Chimera» confermando sostanzialmente il verdetto di primo grado. Ora sono venti le condanne , con minime rimodulazioni.

La pena più severa è per Giuseppe Sanfilippo con 29 anni, 11 mesi e 15 giorni. Seguono i fratelli del boss Salvatore, 20 anni per Andrea Sanfilippo e 18 anni per Marcello Sanfilippo.

E, ancora, Calogero Sanfilippo (del 1983) 17 anni; Liborio Sanfilippo, 17 anni, 5 mesi e 20 giorni; Maria Sanfilippo (del 1986), 16 anni; Calogero Sanfilippo (del 1976), 15 anni e 6 mesi; Marianna “Annina” Sanfilippo (del 1957),  sorella del boss, 13 anni e 6 mesi; Ignazio Zuccalà,  13 anni e 4 mesi; Michele Silvano Mazzeo, 11 anni, 10 mesi e 6 giorni; Calogero Sanfilippo (classe ’91), 9 anni e 6 mesi; Rocco Di Dio, 7 anni, 5 mesi e 20 giorni; Valentina Maniscalco, 7 anni e 2 mesi; Ilenia La Placa, 7 anni; Vincenza Rosalba Galati, 6 anni e 11 mesi; Rosangela Farchica, 6 anni e 10 mesi; Giovanni Di Pasquale, 4 anni, 7 mesi e 20 giorni; Santa Alleruzzo, 3 anni, 9 mesi e 10 giorni; Francesco Lo Cicero, 1 anno con pena sospesa e Marianna Sanfilippo (classe ’85), 10 mesi e 20 giorni. Mentre altri cinque imputati avevano già concordato la pena

Era già stato riconosciuto il risarcimento al Ministero dell’Interno.

Mafia, estorsioni, armi e droga. Tutto con il metodo mafioso. Questa la tesi accusatoria  a carico degli imputati – assistiti dagli avvocati Agata Maira, Martina Petrantoni, Flavio Sinatra, Giacomo Ventura, Davide Limoncello, Alfonso Russo, Rocco Guarnaccia e Fausto Giuliana – giudicati dalla seconda sezione della corte d’Appello di Caltanissetta presieduta da Maria Carmela Giannazzo, Fabio Pilato e Alessandra Bonaventura Giunta consiglieri.

Per la procura nissena, il clan Sanfilippo teneva in scacco Mazzarino. Una decina e anche più le estorsioni al centro del fascicolo e i cui guadagni sarebbero serviti anche per sostentare i familiari degli affiliati in carcere. E poi il traffico di droga e la disponibilità di armi.

L’inchiesta, che quattro anni fa ha fatto scattare oltre una cinquantina di arresti, è stata curata dai carabinieri.

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