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Maria Teresa Piparo, ultima e stoica esercente in quella che era la via del commercio a Mussomeli

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Maria Teresa oggi e a destra davanti il negozio negli anni ’80
La nonna, donna Giuseppina

Mussomeli – E’ un pezzo di storia radicato nella parte antica del paese e di andarsene proprio non ne vuol sapere. Maria Teresa Piparo, commerciante di quarta generazione, da sette anni ha messo radici in quella che un tempo fu la bottega della ‘za Pippina a culicchia e, nel solco della tradizione, porta avanti il pluricentenario negozio di famiglia. Maria Teresa, giovane e intraprendente impenditrice, oggi si è specializzata nel settore calzature, ma un tempo, nell’allora centralissima via Caracciolo, la nonna paterna, al secolo Giuseppina Geraci, vendeva un pò di tutto. Dalla merceria, ai trucchi, passando attraverso abbigliamento e intimo. Si noleggiavano persino abiti da sposa, per venire incontro alle esigenze di una clientela non sempre facoltosa. Così nonna Pippina che, a sua volta aveva ereditato dalla madre l’antica arte del commercio, quale antesignana delle moderne imprenditrici compiva già la sua rivoluzione femminile in un tempo in cui di quote rosa non si parlava di certo. Trascorreva settimane a Palermo, la nonna, dove attentamente selezionava la merce da pro

Maria teresa

porre alla sua clientela. E certo sapeva farlo perchè di lei ancora si parla tra le moderne vetrine del negozio Piparo, oggi modernamente ristrutturato per tenere in piedi il glorioso marchio di fabrrica che è -anzitutto- un marchio di famiglia. L’ultimo, per la verità, della storica catena di negozi che animava il cuore pulsante della Mussomeli commerciale anni ’80. Quando per fare shopping ci si spostava nella parte bassa del paese, da via Dante a scendere era tutto un tripudio di colori e suoni, dove addirittura incombeva lo spettro della concorrenza.  Oggi, sparite le vecchie insegne a neon, sintomo evidente dello spopolamento dei centri storici ancorchè della crisi economica, rimane una saracinesca ancora alzata a ricordare i fasti di una generazione che,

l’esercizio commerciale oggi

i giovani appena sotto i trent’anni non immaginano neanche! Penalizzati anche dal digitale e acquisti online, nei vicoli, si continua a pagare il prezzo -smoderato!- non solo del ridotto introito ma anche della mancata relazione che, come spesso accade nei piccoli centri, e non solo, facilmente vira dal semplice rapporto commerciale a quello più intimo di una convivialità condivisa. Un centro storico che soffre e che, a intervalli più o meno regolari, perde ancora qualche pezzo e ogni volta che un’altra saracinesca si abbassa per l’ultima volta, seppellendo dietro di sè, il credo di una vita, improvvisamente si riaccende il dibattito. Sulla “desertificazione” dei nostri meravigliosi centri storici, dove ancora vibra quell’attimo di umanità, quella sacralità dei rapporti umani che, oggi come sempre, sono l’unica cifra in grado di salvare, non solo l’economia di un piccolo centro ma l’umanità tutta. Ecco perchè chi ha fermamente deciso di “restare” e “tenere botta” senza cedere alla tentazione della virata verso Nord si sente un pò eroe- eroina in questo caso- ma anche il rampollo blasonato di una categoria in via di estinzione. Tre generazioni di donne dunque, passando attraverso il noto Bolio, hanno fatto la loro parte nella storia commerciale della Mussomeli viva.

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