Caltanissetta – Vanno sotto processo per la morte in cella di un giovane detenuto. Sono undici operatori sanitari in servizio alla casa circondariale Malaspina, rinviati a giudizio dal gup di Caltanissetta per il decesso ventottenne Damiano Cosimo Lombardo. Era il 29 ottobre 2023.
Secondo la tesi della procura, gli imputati – tra cui psichiatri, psicologi e responsabili sanitari dell’azienda sanitaria in servizio nella struttura carceraria – non sarebbero esenti da responsabilità da qui l’ipotesi di omicidio colposo. L’accusa ha contestato la mancata adozione delle misure di sorveglianza previste dai protocolli di prevenzione del rischio suicidario.
In particolare, agli operatori è stata contestata la sottovalutazione del quadro clinico del giovane, che nei mesi precedenti il decesso aveva già tentato in tre occasioni di togliersi la vita. Secondo gli inquirenti, sarebbero state violate le linee guida del protocollo d’intesa Asp-carcere, non innalzando i livelli di vigilanza.
Dovranno comparire davanti al giudice lo psichiatra Calogero Claudio Camilleri, il responsabile sanitario Carmelo Abate, le psicologhe Maria Stella Calderaro, Vita Alba La Russa e personale dello staff multidisciplinare, Michele Alessandro Falsone, Silvana Di Pietra, Giuseppe Mancuso, Gabriella Talluto, Vanessa Tropea, Giulia Gattuso e Sofia Vivacqua – difesi dagli avvocati Giuseppe Dacquì, Carmelo Terranova, Massimiliano Bellini, Michele Ambra, Giovanni Di Giovanni, Antonio Messina, Boris Pastorello e Lillo Fumo – che da luglio saranno sotto processo
I familiari della vittima , genitori, fratello, sorelle, e altri parenti – assistiti dagli avvocati Davide Schillaci, Manuela Micale e Pia Francesca Prizzi – saranno parti civili.
Di contro, il giudice ha disposto l’archiviazione per le posizioni del direttore della casa circondariale, del comandante della polizia penitenziaria e di un’altra sanitaria.
Damiano Cosimo Lombardo stava scontando una condanna per tentato omicidio e sarebbe tornato in libertà pochi mesi dopo l’estremo gesto. L’inchiesta ha preso le mosse da una denuncia presentata dai familiari subito dopo il decesso.





























