Mussomeli – La crisi è di casa, anzi di casalinghi. A Mussomeli l’impero del Dragone vacilla e i due bazar, uno in contrada Bosco e l’altro in contrada Castello, che svendono per chiusura attività ne sono la prova. Invero ad inaugurare questa stagione “del fuori tutto” era stata una italianissima e storica attività che vende sempre prodotti per la casa. Qui si sono avute le prime avvisaglie della frenesia di uno shopping compulsivo alla ricerca dell’affare a tutti i costi e a prezzo dimezzato. Gente assiepata di buon mattino in attesa dell’apertura, assembramenti, diverbi per accaparrarsi gli ultimi pezzi degli oggetti dei desideri. A novembre è stata la volta degli store orientali con le lanterne rosse. Diventate mete del pellegrinaggio, meta del metà prezzo. Anche qui i prodotti sono andati a ruba, anche letteralmente. Qualcuno, infatti, ha proprio deciso di trafugare, tanto che un gestore ha dovuto lanciare un appello social affinchè un cliente mano lesta riportasse l’oggetto razziato. I famelici consumatori hanno messo a soqquadro i templi dello sconto made in China, facendo incetta di oggetti utili e meno utili. Intanto la ritirata dei bazar a occhi e mandorla divide l’opinione pubblica. I fautori del commercio locale storcono il naso, anche se in un paese dove anche per mangiare una pizza si va altrove, questo campanilismo dell’acquisto è rimasto perlopiù una dichiarazione di facciata, schiacciata dal peso di una diffusa esterofilia. Sull’altro fronte ci sono i sostenitori dei prodotti cinesi, coloro che tengono d’occhio (a mandorla) i prezzi, argomentando che con oggigiorno comprare in questo bazar è una necessità per contrastare il “calo plezzi” e sbarcare il lunario.
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