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Mussomeli, barbaro e diffuso avvelenamento di gatti e cani. Prese di mira le colonie feline

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Mussomeli – Succede. E succede sempre più spesso.  Così proprio nel silenzio collettivo -e con atroci sofferenze- continuano a morire cani e gatti per mano di ignari assassini.  L’avvelenamento degli animali, nel nostro paese -purtroppo- sta diventando prassi consueta, quasi quanto la barbarie che la connota. Negli ultimi tempi una vera e propria strage di gatti!  A denunciare il fatto, stanche di prestare la loro opera gratuitamente e di vedere invertiti gli effetti di tanto lavoro -ovviamente gratuito!- le volontarie, le cosiddette “gattare” che da aprile di quest’anno, in maniera sistematica, si prendono cura delle colonie feline, regolarmente censite e autorizzate. Offrendo cibo, acqua, cure e provvedendo alla pulizia dell’ambiente. Da quando praticamente -lo ricordiamo a beneficio degli incauti attori- in data 29 aprile, è stato approvato dal Consiglio comunale di Mussomeli il regolamento circa il censimento e la gestione delle colonie feline che ha imposto di delineare norme a tutela dei gatti e dei volontari che intendono mettere la loro opera a disposizione. Sono stati riconosciuti i concetti di “colonia felina”, ovvero un gruppo di gatti che vive in libertà e che si raccoglie in un ambito territoriale ristretto dove esistono fonti di cibo fornite da persone e “tutore”, ovvero il volontario responsabile della colonia che opera singolarmente o in coordinamento con un’associazione animalista, assicurandone il beneficio grazie ad un rapporto di collaborazione con l’Amministrazione locale e il Servizio veterinario dell’Asp competente. E fin qui  la norma. Tutto chiaro. Ma al di là di questo, quale sarebbe il motivo che spinge a così meschino gesto, davvero non è dato sapere. Poichè gli animali non creano alcun disagio agli abitanti del luogo dal momento che nella zona si limitano a mangiare e il tutto poi viene meticolosamente rimosso. Sempre dai volontari. Tranne la ciotola dell’acqua. Ma davvero non si riesce a immaginare come questo possa ledere al decoro urbano. Siamo seri! Pertanto l’accordo stipulato col comune non ha sortito l’effetto sperato, vuoi per una serie di problematiche a monte, vuoi per gli svariati “sabotaggi” a danno degli animali operati dai residenti che continuano a perpetrare reato. Infatti, al di là dell’inciviltà di fondo che è sotto gli occhi di tutti -piacciano o no i gatti poco importa ma non “amare” un animale non autorizza di certo ad ucciderlo!- si pone anche un problema giuridico. Probabilmente agli incauti attori, presi come sono dalla mania -tutta paesana- di sbeffeggiare i volonatari apostrofandoli con frasi e appellativi poco graditi e gradevoli,  non è noto che il nostro codice penale punisce in modo esclusivo l’uccisione ma anche il maltrattamento perpetrato sotto ogni forma. Il reato rubricato “uccisione di animali” all’articolo 544 prevede la reclusione da quattro mesi a due anni per chi provoca la morte e la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o multa da 5.000 a 30.000 euro per chi provoca lesioni ad un animale o comiuque lo sottopone a comportamenti non compatibili con le proprie caratteristiche etologiche. Purtroppo la norma si ritiene necessaria laddove quello che dovrebbe essere il naturale senso di pietà verso qualunque essere vivente, viene meno. E adesso si chiede che si trovino i responsabili. Poichè “la presenza e l’abbandono di esche avvelenate oltre a rappresentare il reato di cui sopra, costituiscono un atto irresponsabile perchè causa di contaminazione ambientale. Le sostanze tossiche restano nel terreno per molto tempo con tutti i rischi che potrebbero derivarne, soprattutto per i bambini che giocano in strada”.

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