Mussomeli – Processo per i sospetti sequestratori del figlio di un funzionario di polizia irachena. Tenuto prigioniero in una casa di Mussomeli. E per la sua liberazione avrebbero chiesto un riscatto di 460mila dollari.
È con il rito abbreviato che hanno chiesto di essere giudicati il trentenne di Mussomeli, Roberto Mantio – assistito dall’avvocato Giuseppe Dacquì – e il sessantaquattrenne Massimo Cusin – assistito dall’avvocato Ruggero Mancino – nei cui confronti il pm Claudia Pasciuti, ha ipotizzato il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione. Un terzo coinvolto nella vicenda è attualmente introvabile.
È condizionandolo all’audizione di un paio di testi, persone informate sui fatti, che i due imputati hanno subordinato la richiesta di abbreviato concessa dal gup Graziella Luparello.
Sono accusati di avere sequestrato un giovane di nazionalità irakena, MS.SM , figlio di un funzionario di polizia nel suo Paese d’origine. Era l’aprile di due anni fa.
Gli sarebbe stato teso il tranello da un amico – lo stesso ancora introvabile – che gli avrebbe prospettato degli agganci per un lavoro nel Nisseno. Ed è così che sarebbe stato attirato in trappola mentre si trovava in Trentino dal cugino.
Una volta arrivato a Caltanissetta, è stato accompagnato in macchina a Mussomeli. Lì è scattato il piano di sequestro. Questa è la ricostruzione degli inquirenti.
Sì perché il giovane sarebbe stato legato e bendato. E con una catena gli avrebbero bloccato una caviglia a un gancio che sporgeva dal pavimento. Poi lo avrebbero costretto a chiamare il padre chiedendo una barca di quattrini per la sua liberazione. Con la minaccia che se il genitore non aveva pagato il riscatto, lo avrebbero ucciso.
Ma il prigioniero, rimasto solo per un po’, è riuscito a liberarsi dalla catena ea rifugiarsi sul tetto di quell’abitazione. È stato presto notato da alcuni abitanti della zona che hanno avvertito i carabinieri. Così sono partite le indagini che, sei mesi dopo, hanno dato un volto ai presunti autori, a vario titolo, di quel sequestro a scopo estorsivo.






























