Home Cronaca Mussomeli, paziente a rischio soffocamento salvata da una batteria scarica

Mussomeli, paziente a rischio soffocamento salvata da una batteria scarica

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Mussomeli – Tra buona e mala sanità, è accaduto che a salvare una vita non è stata solo la professionalità ma anche una fortunata e fortunosa coincidenza. Un (di) segno del destino, per la precisione un altro “boccone di traverso”, uno dei tanti per la verità, che l’Immacolata Longo si sta trovando costretto ad ingoiare. Ma questo poteva risultare fatale. Se non per lo “sprovveduto” nosocomio di frontiera, sicuramente per l’anziana signora che, venerdì 27 giugno, in serata, è arrivata in fin di vita in quel porto di mare che, invero, è il Pronto Soccorso dell’ospedale di Mussomeli. “Cianotica, con un accentuato gasping respiratorio, per la paziente, classe 1938, per la verità, ci sarebbe stato poco o niente da fare. Data l’importante crisi respiratoria dovuta all’ingestione di cibo rimasto intrappolato nella cavità faringea. Diciamo che Mussomeli non era proprio la sede più adatta a ricevere una paziente con quel tipo di problematica. Che, manco a dirlo, necessita dell’anestesista, unica del presidio, che, per garantire ordinario e straordinario, dovrebbe praticamente essere reperibile giorno e notte. Tanto più, l’incidente domestico, non ci stava in un momento in cui il medico di turno al Pronto Soccorso era un giovane con poca esperienza sul territorio, che si trova a fronteggiare una situazione eccezionale come questa. Fatto sta che il medico che l’aveva preceduto, a conclusione di turno, alle 20.00, cerca le chiavi della moto nelle varie stanze del Pronto Soccorso, ma niente. Aveva “montato” alle 14.00, veniva da Palermo, con temperature umide e un poco proibitive e con la solita “calma” che lo contraddistingue. Cerca, cerca, in preda all’imprecazione… ultimo, disperato tentativo, va a vedere sulla moto. Ed è così che trova le chiavi. Ma ben attaccate al quadro che non dava più segni di vita. Essendo rimasto acceso praticamente per sei ore. O, almeno, fino a quando ha potuto. A quel punto il ripiego è farsi venire a prendere. Giusto il tempo di tornare a casa per qualche oretta, ma poi la moto la si deve andare a recuperare. Ad attenderlo sulla soglia del piazzale, dove si auspicava un elettrauto, il collega che gli preannuncia l’arrivo di un codice rosso. A conclusione di una giornata disastrosa, l’unica alternativa è affrontare coraggiosamente la fuga. Magari sulle due ruote appena rimesse in moto. Ma ci sono volte in cui è la vita a decidere per noi. E ci manda i segnali. Pertanto, più che continuare a lottare contro un destino già decretato, quando nel percorso di ritorno a casa, il medico centauro si imbatte nell’ambulanza del 118 che a sirene spiegate tenta di raggiungere l’ospedale, decide di soccombere a quello che era già scritto. In un eroico dietro front, con le sue stesse gambe e quelle della moto recuperata, torna in ospedale. Il quadro è apparentemete disastroso, la paziente riesce ad emettre solo un impercettibile sibilo dovuto allo stridore laringeo. Era una corsa contro il tempo e col rischio altissimo di provocare danno se la manovra non fosse andata bene. Ma sarebbe andata male comunque se non si fosse intervenuto. All’ispezione col laringoscopio, non si vede nulla perchè le corde vocali sono ostruite. Tenta la manovra con la pinza ad uncino, extrema ratio, e viene fuori un grosso pezzo di pera. Che finalmente libera la gola dell’anziana paziente, restituita alla vita, grazie ad una laringoscopia in regime d’urgenza che va sempre fatta, almeno quando possibile, dall’anestesista. Poichè il rischio è quello di sbagliare cavità e, quindi, andare nello stomaco. La paziente, dopo essere tornata a respirare, ha lasciato l’ospedale con le proprie gambe, benedicendo quella chiave rimasta attaccata al quadro di una moto per sei ore consecutive!

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