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Mussomeli, undicenne si lancia dal balcone: «Rompiamo il silenzio per fargli sapere che non è solo». Sequestrati i telefoni dei compagni

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Mussomeli – Un clima di costante paura, l’impossibilità di trovare una valvola di sfogo e quel peso sul petto diventato così insopportabile da far sembrare il vuoto l’unica via d’uscita. Ci sarebbe questo drammatico scenario dietro la decisione di un ragazzino di appena 11 anni di Mussomeli, che venerdì sera ha tentato il suicidio lanciandosi dal terzo piano di una palazzina popolare. Un volo terribile che fortunatamente non si è trasformato in tragedia: il giovanissimo ha riportato diverse fratture ma è fuori pericolo. Ricoverato all’Ospedale dei Bambini di Palermo, le sue condizioni sono stabili. Scegliamo di trattare questa vicenda, finora custodita nel massimo riserbo, solo perché la notizia è ormai divenuta di dominio pubblico. Lo facciamo con il dovuto tatto, ma anche con una precisa responsabilità civile: vogliamo che queste righe arrivino a lui, per fargli sapere, oggi più che mai, che non è solo, che la sua comunità lo aspetta ed è pronta a proteggerlo. Rompere il silenzio sui media è l’unico modo per fare scudo attorno alla vittima e contrastare con forza la piaga del bullismo e degli episodi di marginalizzazione Ora, paradossalmente, quelle ferite rappresentano la fine di un incubo e l’inizio di una liberazione: la possibilità di raccontare un malessere covato in silenzio per troppo tempo. In questo momento di immenso dolore, l’intera comunità si stringe in un abbraccio caloroso e protettivo attorno al piccolo e alla sua famiglia, offrendo una vicinanza incondizionata che vuole cancellare il senso di solitudine in cui il ragazzo era sprofondato. La Procura per i minorenni di Caltanissetta ha subito aperto un fascicolo, affidando le indagini ai Carabinieri della Tenenza locale, guidati dal capitano Lorenzo Pallotta. Un primo passo decisivo è già stato compiuto: i militari hanno sequestrato i telefoni cellulari dei compagni di scuola per esaminare chat, messaggi e social. Di fronte a questa vicenda, non si possono usare giri di parole: va espressa una condanna ferma  contro quella sottocultura giovanile spietata, un sistema tossico che fa dell’esclusione, della derisione e della marginalizzazione del più fragile una stupida regola di appartenenza al branco. Non c’è giustificazione per la crudeltà, né per l’indifferenza di chi ha visto e ha taciuto. Mentre la comunità del Vallone – nel pieno della campagna elettorale – tira un sospiro di sollievo per la vita del ragazzo, in paese si rincorrono le voci ma la priorità rimane una: salvaguardare i più sensibili e fermare le prepotenze. Vogliamo che il messaggio arrivi forte e chiaro alle orecchie del giovane: non c’è colpa nel tuo gesto, sei stato vittima di un dolore ingiusto e la tua vita ha un valore immenso. A doversi vergognare profondamente devono essere solo gli eventuali colpevoli delle vessazioni, coloro che hanno spezzato la tua serenità. Tu pensa solo a guarire, la tua comunità ti attende per stringerti in un grande abbraccio.

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