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Oggi a Palazzo Moncada, a Caltanissetta, si inaugura “Memorie”, la collettiva di Termini, Petralia, Scarpinato.

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Caltanissetta – Oggi pomeriggio, 4 dicembre, alle 18:00, nelle eleganti sale di Palazzo Moncada a Caltanissetta, si aprono le danze per la collettiva di pittura, scultura e fotografia, “Memorie”, patrocinata dal comune di Caltanissetta. Circa centoventi opere e tre autori, tutti ennesi, il pittore Aldo Petralia, architetto e già dirigente scolastico; lo scultore, già docente di Arte, Mario Termini; il fotografo, impiegato in quiescenza, Donello Scarpinato. L’iniziativa parte da Enna, dove esordisce, nel giugno del 2024, il sodalizio artistico fra lo scultore Mario Termini e il pittore Aldo Petralia, rispettivamente, classe 1943 e 1953. Entrambi nomi noti nel panorama artistico nazionale, con punte di internazionalità. Poi, il secondo step, lo scorso agosto, a Castelbuono e, adesso, si trissa nel capoluogo nisseno, col reclutamento, work in progress, del fotografo Donello Scarpinato. Il vernissage sarà allietato dalla performance “La terra di Mnemosyne – Mito e memoria sotto il segno dell’arte, interpretata da Elisa Di Dio della Compagnia dell’Arpa, sui violini di Stefano Termini e Ivan Scarpinato. Un omaggio plurisensoriale alla madre delle Muse, di classica memoria, la dea greca della Memoria, appunto, che altro non è che l’altra faccia dell’oblìo! A presentare l’evento, invece, saranno Emilia Di Piazza e totò Chiello. “Memorie” è il filo dei ricordi che gli artisti hanno condiviso, nel tempo. Ognuno col proprio rimando. Colto, ai limiti dell’erudito, in Petralia. Dove il vissuto di una tavola si fa parte integrante della narrazione pittorica. Dei paesaggi che richiamano un certo Romanticismo di fine Ottocento, nei, neanche tanto velati, riferimenti alla pittura di Caspar Friedrich o alle illustrazioni di Honoré Daumier. La barca, poi, elemento arketipico del viaggio e della meta agognata, mai raggiunta. L’attesa… e la figura femminile dentro un pezzo di legno tarlato e abbandonato che rinasce a nuova vita. Le donne di Mario Termini, invece, sono icone bizantine, forme fluenti a tutto tondo. Tante facce di una sola verità. E un altrove che arriva da lontano e lontano approda. Con l’arte della maieutica, l’artista estrapola l’essenza dalla materia. Intanto che restituisce. L’artista è il vate che possiede la prerogativa di vedere il bello in potenza e trasformarlo in atto. C’è un incompiuto voluto nelle donne di Mario Termini, incantatrici e incarnatrici di quell’eterno femminino che è principio e fine di ogni umano divenire. Mentre, alla serie delle Lumache, simbolo di un periodo travagliato dell’autore, l’artista affida il processo di catarsi e riscatto di ogni essere umano. Dal canto suo, Donello Scarpinato è la malinconia del non vissuto. Un viaggio lento, fatto di rullini e rinascite. L’inizio, per Scarpinato, è piuttosto una rinascita dentro la pausa necessaria della vita. Non è mai troppo tardi per riprendersi se stessi. Ecco che allora, anche l’obiettivo si fa soggetto del riscatto, anch’esso necessario nell’economia dell’esistenza. Gli scatti di Scarpinato sono quasi sulla soglia, tra fotografia e pittura. “L’obiettivo per donare, non per catturare”. Il percorso espositivo sarà visitabile, fino al 30 dicembre prossimo e, in itinere, saranno allestiti eventi culturali collaterali. Gli orari di apertura sono dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 20:00, dal martedì al sabato.

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