CANZIROTTA: LA VALLE DEI CINGHIALI (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

MUSSOMELI – Sempre in giro alla riscoperta, anche per i nostri curiosi lettori,  delle antiche straordinarie contrade del nostro territorio, eccomi a parlare, qui, di un altro ex feudo, Canzirotta, la valle dei cinghiali, 428 salme di terra, un tempo molto fertile e rigogliosa, un’altra importantissima parte del nostro paese, che insieme all’altra limitrofa, Scala (forse da Calat = fortificazione), di 600 salme, e di cui abbiamo parlato nel precedente servizio, formano un comprensorio agricolo,  tra i più estesi degli ex feudi del nord-est di Mussomeli. Giuseppe Giunta, nel suo “Storia di Bompensiere” pubblicato dall’Ed.Ri.Si di Palermo nel 1983, ritiene che Fanzir o Canzir ued significhi vallata o fiume dei canzara, nome di una tribù berbera, mentre Giuseppe Sorge nella Storia di Mussomeli sostiene, invece, che Canzirotta o Fanzirotta indicherebbe  un luogo dove si allevano maiali o cinghiali, e sarebbe il diminutivo dell’arabo Kanziria, come Ganzaria (Chanzaria) o Fanzaria, località che si trova sia nei pressi di Caltagirone e ce n’è una pure nelle vicinanze di Cammarata. Il Sorge esamina anche il motivo per cui, nella parlata popolare mussomelese, si  passi indistintamente da Canzirotta a Fanzirotta, (come da Chanzaria a Fanzaria a Cammarata). Egli ritiene, facendo degli esempi siciliani riportati dall’Avolio nel suo Archivio  storico siciliano, che sia l’effetto, soprattutto nei nomi di origine araba, dell’alterazione della fricativa gutturale k nella fricativa labiodentale f. C’è pure un’altra denominazione, Fanzarotta (!), con cui viene indicato l’ex feudo, e si trova persino sui tabelloni stradali, ma si tratta, come di consueto, di un’altra impropria italianizzazione di un termine, solitamente incomprensibile e misterioso, e che, non conoscendosene il significato o l’origine, si è modificato gradualmente nella lingua parlata fino alle attuali diverse e strane trascrizioni.

         Ma, ora, credo che si possa risolvere con buona approssimazione l’enigma dell’origine del nome, facendo una sintesi delle ipotesi sostenute dal Giunta e dal Sorge, e se Kanzir in arabo significa proprio cinghiale, niente di strano che potesse essere anche il nome analogo di una tribù berbera, e considerando che, come sostiene il Giunta, per ued si intende fiume o valle, abbiamo Canzirotta da Kanzir ued, cioè Valle dei cinghiali, come per contrada Buonanotte o Bonanotte da Bu anu ued, signore del fiume o della valle. E devo dire che, nell’inserire su internet la parola Kanzir in un motore di ricerca, ne è venuta fuori, tra l’altro, una simpatica foto con dei cinghiali lungo una valle, quasi a voler dare un piccolo imprimatur a questa, per me,  piacevole ed interessante ricerca su uno dei tanti frammenti del nostro lontano passato.


Dopo 25 anni sono tornato nella masseria di Kanzirotta, insieme agli amici Calogero Canalella e Silvestre Messina, attaccati ma non domati da numerosissimi micidiali ed insaziabili moscerini, meglio definiti in  mussomelese “li muscagliuna”. La vecchia tenuta, proprietà dei Lanza di Scalea, una masseria sul piano storico-architettonico tra le più belle ed interessanti del centro Sicilia, costruita nella seconda metà dell’ottocento, è ormai abbandonata al suo destino, come pure la bellissima masseria di Scala e tante altre del territorio di Mussomeli. Ora, appartiene agli eredi Spadafora e vi lavorano pochissime persone (3 o 4 se contiamo anche quelli della cooperativa San Giovanni con i capannoni lì vicino). Una volta, come riportato nel 1910 dal prof. Giovanni Lorenzoni,  nell’inchiesta parlamentare sulle condizioni dei contadini in Sicilia, vi erano ben 18 mezzadri ed oltre cento persone che abitavano nel caseggiato. E nella stessa relazione si cita proprio Canzirotta come esempio di razionale conduzione agraria e di buon allevamento di bestiame. Lorenzoni, nei primi anni del 900, delegato allora dal Parlamento Italiano per relazionare sulle condizioni dei contadini del meridione, nell’ambito della problematica della colonizzazione del latifondo siciliano, venne personalmente a visitare Canzirotta e gli altri ex-feudi di Malpertugio e Torretta della Casa dei Lanza Scalea, Ciuccafa dei baroni Sgadari e Polizzello della Casa Trabia. Come si vede da una pagina della relazione che qui pubblichiamo, egli descrive le case coloniche del tempo che venivano disposte, come quella di Canzirotta, su due o tre file, tipo una piccola piazza di paese con la sua chiesetta, la casa padronale con più elevazioni, il pozzo e le piccole abitazioni ad un piano dei coloni-contadini, a uno o due vani in pietra e calce, che per loro erano proprio dei palazzi (!!) in confronto alle sordide capanne, ai tuguri, in cui avevano vissuto fino ad allora.

L’attuale edificio padronale dei Lanza di Scalea all’interno del primo patio, più volte rimaneggiato, era stato costruito nel 1880, forse su un precedente fabbricato, mentre le terre dell’ex feudo erano state date in gabella per circa 8mila lire annue fino al 1897, quando Francesco Lanza di Scalea, (1834-1919 – secondogenito di Pietro Lanza Branciforte, principe di Scordia e di Eleonora Spinelli, principessa di Scalea, da cui ottenne il titolo; ambasciatore a Londra nel 1862; deputato al Parlamento nel 1865 fino al 1870; senatore del Regno nel 1884, per tutta la XV legislatura, e presidente del Consiglio provinciale di Palermo dal 1916), decise di impegnarsi personalmente nella gestione della colonia agricola. Grande uomo di cultura e benefattore, decise di  promuovere in Sicilia dei programmi di bonifiche e, tra l’altro, a partire dal 1891, aveva fatto bonificare la zona paludosa di Mondello , riuscendo a renderla, com’è oggi, una delle zone preferite di villeggiatura balneare. Una lapide del 1923, affissa sulla facciata della casa padronale del primo patio, ne ricorda la “sua vita operosa  e lo spirito eletto volto sempre al bene degli umili”.

All’ingresso del secondo patio della masseria, quello destinato alle case dei mezzadri, al forno, al frantoio, alle pagliere ed alle stalle, sul muro di una casa dove, fino agli anni 40, c’era la scuola elementare rurale, un’altra lapide, dello stesso periodo della prima, ricorda Desiderio Sorce, amministratore di Casa Lanza e Trabia, sindaco e benefattore della comunità mussomelese, ucciso dalla mafia in contrada Pasquale nel maggio 1913, che “con intelletto ed amore cooperò validamente alla fondazione della colonia” di Canzirotta. Quasi di fronte al fabbricato della piccola scuola di un tempo, la chiesetta dedicata alla Madonna costruita nel 1904, ora  distrutta e cadente, con la sua splendida facciata ed il portale in puro stile liberty che resisteranno ancora per poco. Sulla chiave di volta del bellissimo portale in pietra una graziosa Madonnina con Gesù Bambino in terracotta, dà un senso di tristezza, di malinconico abbandono… Aspetta forse una scintilla, un piano, un PSR Sicilia 2014/2020,  (programma di Sviluppo Rurale della Regione Sicilia), o qualcuno,  uno “spirito eletto” che “con intelletto ed amore” si dedichi a far rinascere questa terra, questa valle, una volta piena di vita e di voci, dove un tempo lontano, alcuni secoli fa, brucavano anche i cinghiali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro51@gmail.com

 

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