Dalla “Casazza” agli odierni riti della Settimana Santa (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

Mussomeli –  Appena dopo Natale,  tutte le confraternite di Mussomeli cominciano ad essere in fibrillazione per i preparativi dei riti della Settimana Santa. E il mercoledì delle ceneri le scintillanti trombe dal fiocco nero squarciano il buio ed il silenzio dei vicoli disabitati del centro storico,  rendendoli ancora più mesti ed abbandonati del solito. Il giovedì santo si ripete la rituale visita ai sepolcri addobbati di luci, fiori e piante,  mentre i santi nel vento gelido di tramontana girano per le ultime chiese del paese accompagnati dalle funeree melodie della banda che si alternano freneticamente al rimbombo dei tamburi ed agli squilli di tromba.

Ma è il Venerdì Santo la festa più importante, forse la chiave di tutto il nostro essere siciliani, il giorno in cui, come dice in un suo libro il grande scrittore Gesualdo Bufalino, (e lo è ancora molto di più per il passato e se si tiene conto di quanto diremo di seguito a proposito della casazza), “ogni siciliano si sente non solo spettatore ma attore, prima dolente, poi esultante, d’un mistero che è la sua stessa esistenza”.  Nel primo mattino l’Addolorata è portata in giro per le chiese e le vie del signore, preceduta  in processione da ragazze e donne quasi tutte in nero, e seguita dalla banda, dalle autorità, dalla folla che si assottiglia di anno in anno. Nel pomeriggio, nella piazza grande,  la Crocifissione, il ripetersi rituale della barbarie dell’umanità. Davanti alla folla, non tutta raccolta e silenziosa, due sacerdoti inchiodano simbolicamente il Cristo alla Croce nel lamento dei lamentatori, al suono lancinante delle trombe seguito dai rabbiosi colpi dei tamburi, mentre il requiem della banda sembra sfiorare mestamente i capelli della gente scompigliati dalla tramontana.

A sera, dal buio della Via Barcellona, spunta, tanto attesa, l’urna dorata sfavillante di luci che va a prendersi il suo Cristo morto e,  dopo una breve predica del  prete e la Deposizione,  lentissima  si avvia la processione per le vecchie strade del centro storico a seminarvi, ancora oggi, fino a notte inoltrata, i simboli della rassegnazione e del dolore,  accompagnati dalle  lamentazioni dei lamentatori sempre più stanchi e dagli squilli delle trombe sempre più flebili…a voler rinnovare, stancamente, forse senza volerlo e senza saperlo, quell’antico culto funerario dei nostri lontani antenati,  le cui reliquie millenarie sono scavate a centinaia e a diverse forme sulle rocce delle straordinarie colline di calcare e gesso che circondano il nostro paese.

Ma pochi sapranno che questi riti della settimana santa sono piuttosto recenti. Hanno avuto inizio a partire dalla fine dell’800, ( Francesco Biangardi scolpì  l’Addolorata , poi donata alla confraternita di San Giovanni, solo nel 1875) e si sono perfezionati, così come oggi li vediamo,  con la realizzazione, nei primi anni del 900, delle altre statue della Veronica, della Maddalena, del San Giovanni Evangelista, dell’Ecce Homo, del Gesù nell’orto e di quelle via via più recenti. Prima di queste processioni dei Santi e dell’urna con il Cristo Morto, vi erano state, a partire probabilmente dal 1500 circa, delle incredibili rappresentazioni sacre,  chiamate Casazza,  a cui partecipavano dal vivo centinaia di musumilisi.  Il Sorge ci dice addirittura che fossero 2000, ( ma mi pare improbabile, significherebbe quasi tutti gli abitanti del paese di allora), riferendosi a quanto scritto da Paolo Emiliani Giudici  che, però,  come ho riscontrato alla pag. 396 del suo I volume della Storia della letteratura italiana,  parla solo, senza dirne il  nome,  di un comune dell’interno della Sicilia, e forse si trattava di Nicosìa, come  riportato dal Pitrè nel suo “Feste popolari”, che scrive con entusiasmo di tale “casazza del 1851, la più solenne e strepitosa della Sicilia”.  Lo stesso Giudici, in una sua nota a pag. 385, ci fa sapere di avere assistito “nella sua prima giovinezza”, presumo dunque attorno agli anni venti/trenta dell’800, alle “Sacre Rappresentazioni della Passione di Cristo, del Giudizio Universale, della Gerusalemme liberata, ecc. e di parecchie altre di cui non si rammenta” più, dando così una conferma storica  su  questi drammi popolari che si tennero fino a buona parte dell’ottocento.  Il Pitré,  a pag. 115 delle  sue “Feste Popolari”, scrive invece di una “mezza casazza che si tenne a Mussomeli,  comune di soli cinquemila abitanti, con oltre 300 figure… e si fece stampare a Palermo uno dei soliti libretti, 22 pagine in ottave, di ordinanza de’ personaggi (probabile autore secondo me Filippo Orioles, famoso a quei tempi per i testi delle Sacre Rappresentazioni siciliane), e di cui ne aveva una copia sott’occhio risalente a metà del 700”.

Casazza a Nicosia edizione 2016

Anche il Sorge nella sua Storia di Mussomeli, partendo  ovviamente dalla nostra c.da Casazza, limitrofa alla ex c.da, ora Via Santa Croce, ed alla C.da Crucidda, riporta, ma sbagliandosi, quanto scritto dal Giudici che si riferiva però, come detto sopra, ad un altro comune dell’interno della Sicilia, che “in una settimana santa di un anno imprecisato vi agirono più di duemila personaggi, i quali rappresentavano i caratteri principali del vecchio e nuovo testamento: ed aggirandosi per tutte le vie della terra fermavansi innanzi alle chiese o nelle piazze, rappresentandovi o un dramma o un tratto dei misteri”.

Possiamo immaginare, così, e si tratta di una bellissima pagina delle nostre antiche tradizioni popolari religiose, a volte del tutto sconosciute, che, prima della seconda metà dell’800, a Mussomeli, (vedasi  qui pubblicata una foto storica della facciata della Chiesa di San Francesco senza il Calvario che sarà costruito solo nei primi anni del 900), non c’erano processioni come le intendiamo oggi, se si eccettua la Crocifissione al Calvario di Contrada Santa Croce che risale a qualche secolo prima, riservata alla sola Confraternita della Madrice e la partecipazione di quella di San Giovanni.  Allora c’era la casazza, o mezza casazza come ci dice il Pitrè per Mussomeli,  cioè centinaia di personaggi che in processione, come da antica tradizione medioevale importata dagli allora immigrati genovesi e lombardi (vedi per esempio Nicosia dove si parla appunto un dialetto di derivazione lombarda), che fermandosi in determinate vie e contrade  del territorio attorno a Mussomeli,  (allora i cosiddetti Comuni, terre di proprietà di tutti i musumilisi cioè non di uso esclusivo del principe Trabia),  come nelle Contrade Crucidda, Santa Croce, Casazza e Portella del Paradiso, rappresentavano il  dramma della passione di Cristo e le altre scene del vecchio e nuovo testamento,  alla presenza di tutto il popolo mussomelese (!), che, biblicamente, si spostava in massa per le verdi campagne a raffigurare le varie scene della Bibbia alla Casazza (?),  o drammatizzare al Calvario di Contrada Santa Croce la morte di Gesù,  e, forse, perché no, a Portella del Paradiso (presso Cda Selvaggia) la Resurrezione del Cristo.

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro@gmail.com

(foto tratte dal gruppo Mussomelesi nel Mondo a cura del dott. Giovanni Mancuso)

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