Gli Ingham-Whitaker a Mussomeli ( a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

MUSSOMELI – Ho ripreso da alcuni mesi le mie brevi ma intense escursioni per gli ex-feudi e le contrade del vasto territorio di Mussomeli, esteso quasi 165 Kmq, e devo dire, anche a rivederli più volte, che si tratta di luoghi straordinariamente vari e poco conosciuti, dai nomi antichissimi e strani, le cui origini, per oltre il 90%, sono di lingua arabo-berbera. Mi sono già occupato diffusamente di Raffe, Polizzello e Quadia, tra le zone più belle ed interessanti dal punto di vista ambientale, paesaggistico ed archeologico del nostro paese, ma recentemente, accompagnato sempre dall’amico Angelo Spoto, ho fatto anche delle escursioni verso Valle, in direzione sud, sud-est, verso Montedoro Bompensiere, nelle Contrade Torretta, Sampria, Crocifia, Buonanotte, Piano del lago, Riina, Reinella, Mustujuvi, Mustulicatu, ecc., i cui nomi, probabilmente, secondo quanto sostiene G. Giunta nel suo Storia di Bompensiere, derivano dal’arabo-berbero: Torretta da taurirt = collina; Sampria da sinbar riah = nome di tribù berbera; Crocifia da hargi hafia=terra arsa; Buonanotte da bu anu ued = signore del fiume; Riina da huarain = nome di tribù berbera; Reinella (come riina), Mustujuvi da mmus yubi = discendente di Giobbe; Mustulicatu da Mmus nt al Qatta = discendente di Al Qatta.

Benjamin Ingham

Più di trent’anni fa, invece, insieme all’amico Calogero Canalella, anche per preparare dei servizi speciali su Progetto Vallone, avevo fatto alcune puntate verso est, nord-est, nell’ex feudo Canzirotta/Fanzirotta, che deriverebbe secondo Giunta da Fanzir ued = fiume o vallata della tribù berbera dei canzara, anche se il Sorge nel I volume della Storia di Mussomeli sostiene, invece, che deriverebbe dal maltese kanzir = porco, per cui kanziria, significherebbe luogo dove si allevano maiali o cinghiali (!?); e poi a Sant’Elena, a San Giovannello, Scala, ecc. In questo servizio ci occuperemo, come fece Calogero Canalella su Progetto Vallone nel 1992, della azienda-fattoria di Benjamin Ingham, ancora esistente ma rimaneggiata ed un po’ abbandonata, ed ora degli eredi della famiglia Gioia, e di Scala, una contrada che faceva parte degli ex-feudi Mandra di Piano (Mannara di chianu) e Malpertugio (malupirtusu e malupirtusillu), ai confini con l’ex feudo Manchi nel territorio di Marianopoli.

la duchessa spadafora

Ingham l’acquistò dal barone Lombardo di Marianopoli, che forse non potè restituire le sue somme di denaro avute in prestito. Infatti, come si desume da alcune pagine dei libri “I Whitaker” di Raleigh Treveljan e “Gli Ingham – Whitaker di Palermo e la villa a Malfitanodi Romualdo Giuffrida, il nostro B. Ingham era solito effettuare a favore di esponenti della nobiltà palermitana dei prestiti al 7%, i quali, poi, non potendo più restituire le somme e gli interessi maturati, gli cedevano parte dei beni immobili di cui erano proprietari, come nel caso del Principe di Pantelleria, Michele Requesens, che, nel 1818, avendo ottenuto un prestito di ben 3.000 onze, e non potendo più pagare il suo debito che, nel 1826 con gli interessi era salito a più di 4.000 onze, dovette cedergli una grande estensione di terra nel territorio di Racalmuto denominata “il giardino grande della Fontana” con annesso titolo di barone.

L’hotel delle Palme a Palermo già palazzo Ingham

E credo, quindi, che l’ex-feudo Scala-Manchi sia stato acquistato da Benjamin Ingham, proprio in quel periodo, verso il 1828-30, anche a seguito dei debiti contratti dal barone Lombardo di Marianopoli, quando cominciò a capire l’importanza commerciale ed industriale delle miniere di zolfo e della coltura del grano duro che vi erano all’interno della Sicilia, a partire da Racalmuto, passando per Scala ed il territorio di Mussomeli, ricco di miniere, e di colture ceralicole, anche se, come riferisce il prof. Orazio Cancila nel suo libro “I Florio”, un ricco proprietario di Mussomeli, nel 1833, i cui 600 (!!!) alveari erano gravemente danneggiati dalle esalazioni sulfuree di una sua miniera perché avvelenavano i fiori e le acque del luogo, lo definiva “un ricco e prepotente commerciante”. E re Mida lo chiamavano per le sue ricchezze i siciliani del suo tempo, tanto da aver fatto costruire, nel 1839, in omaggio a sua
moglie, in occasione del suo
 matrimonio con Alessandra Spadafora, duchessa di Santa Rosalia, la Duchess, un’altra delle 99 navi della flotta Ingham-Whitaker-Florio, con cui commerciava con mezzo mondo. E la Spadafora, imparentata pure con i principi Trabia, sarà madrina di Joseph Isaac Whitaker, il nipote prediletto di Ingham, che ci terrà a farsi chiamare sempre J.I. Spadafora Whitaker, proprio in suo onore. Ed a lui, Ingham, ormai senza figli, oltre alle 5 mila onze del suo testamento del 1859, lascerà in eredità l’ex-feudo Scala-Manchi con il titolo di barone.

Ingham (1784-1861), che proveniva da Leeds (Gran Bretagna), era giunto in Sicilia nel 1806, in
contemporanea con altre famiglie inglesi, quali i Nelson a Bronte, in provincia di Catania, ed i Gibbs, Hopps, Wood, Carlett nella Sicilia occidentale.
Era stato preceduto, però, dai Woodhouse, i primi produttori del marsala, che si installarono a Marsala, ma che lui poi superò in bravura e ricchezza. Basti pensare che, in pochi mesi, come ci riferisce Federico Rigamonti nelle sue Ricerche storiche sulla rivista Mediterranea del 2006 dal titolo “Ingham e l’America – 1837-1840”, riuscì ad aumentare le navi che trasportavano prodotti, da nove a venti, e le quantità trasportate aumentarono in misura eccezionale: così i vini passarono da circa 760 a circa 3000 pipes (una pipe equivale a circa 574 litri); le mandorle, da 83 a 774 casse; la manna, da 35 a 80 cassette; il cremor di tartaro (lievito), da 17 a 77 cassette; il sommacco, da 3720 a 7414 borse, maccaroni (ben 163 casse e 124 cassette), vermicelli, pietra pomice, semi di canapa, fichi (190 cesti), fagioli, lana non cardata…

, Scala, a seguito dei Decreti dell’Assessorato regionale nn. 5 e 61 del 1971, è anche “Oasi Scala”, tra le zone di maggiore pregio del nostro territorio nell’ambito del servizio di vigilanza venatoria, tutela dell’ambiente e della fauna, anche se si ripetono spesso, da parte di bracconieri e cacciatori abusivi, le solite violazioni nella cattura o uccisione di conigli ed, in particolare, delle ormai rare pernici dal collo d’oro. Anche qui, in collaborazione con le autorità comunali, le associazioni di categoria e gli imprenditori agricoli, si dovrebbe predisporre un piano di recupero e valorizzazione della zona, delle masserie, come il caseggiato di Scala, quello degli Ingham-Whitaker, che sembra un caratteristico “forte”. Si dovrebbe pensare, inoltre, fruendo dei fondi europei 2014-2020, ad un piano di sviluppo per tutte le nostre contrade, una enorme estensione di terra che non produce più quasi niente, dove molte aziende agricole e di allevamento hanno chiuso o stanno per chiudere.

Gli inglesi non torneranno più per le miniere di zolfo o per il sommacco che serviva a conciare le pelli. Un pensierino potrebbero farlo se, all’interno di un progetto intelligente e lungimirante, oltre a recuperare le antiche masserie, chiudessimo definitivamente con le centinaia di ettari di terra in contratti di set side, una enorme estensione di terra abbandonata che la UE ha incentivato a non coltivare, e che scadono il prossimo anno, e lavorassimo ad una agricoltura che riscopra i prodotti e i sapori di una volta, che innovi sul piano colturale-tecnologico e biologico-tradizionale… come 100, 150 anni fa, ai tempi dei ricchi inglesi Ingham-Whitaker, ma con i mezzi e le tecnologie di oggi…

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro51@gmail.com

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