IL GRANDE LEONE DI PIETRA (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

MUSSOMELI – A 15 km da Mussomeli ed a circa 5 da Bompensiere sorge su una collina di oltre 400 metri Raffe, la città mistero, che come un grande leone di pietra, accovacciato sulla pianura della Valle attraversata dal fiume Salito, forse è in attesa che  gli scoprano i veli che nascondono la sua storia, la nostra storia.

Un altro blocco di pietra più piccolo,  Pizzo San Giuliano, situato più in basso verso nord-ovest, sembra proprio, come si può vedere dalla foto qui pubblicata, un leone scolpito dalla mano sapiente del tempo.

pizzo san giuliano

 

 

A poca distanza, a nord-nord-est di Raffe, limitrofo alla Contrada Buonanotte,   Pizzo Reina (secondo Giunta dall’arabo-berbero uarain, nome di una tribù), un sito archeologico straordinario ma pressochè sconosciuto, così come c’è pure un altro interessantissimo sito archeologico incantevole dal nome anch’esso oscuro: Intaruminucu, che testimonia delle antichissime origini sicane del luogo.

Pizzo Reina

Che si tratti della leggendaria Indara sicana, coeva di Camico, la cui ubicazione gli studiosi, come anche per la mitica Camico, non sanno ancora oggi dove situare? Forse non lo sapremo mai.

Molti si chiederanno quale sia l’origine e il significato di Raffe ( in siciliano Raffi), ma come per Mussomeli e le altre contrade o zone archeologiche, si possono fare solo delle ipotesi. Giuseppe Giunta, nella sua Storia di Bompensiere, fa riferimento ad una origine araba del nome che potrebbe derivare dall’esistenza di un casale appartenente ad un certo Abu Raffi o dalla voce berbera Irhf che significa cinghiale e dunque Raffe/i forse vuol dire  zona di cinghiali.

Ma non è del tutto improbabile che possa derivare dal termine greco raphè  (collegamento-cucitura), nella considerazione che questa città svolse, a partire dal 2000 avanti Cristo e soprattutto nel periodo greco-romano-bizantino, un’importantissima funzione di raccordo tra il centro della Sicilia sicana, ricco di cereali e di salgemma, e le città della costa (Agrigento, Gela, ecc.).

Non a caso ai suoi piedi scorre placido il Salito che, dopo aver ricevuto le acque del Fiumicello e del Belici, attraverso il Gallo d’Oro (secondo G. Giunta dall’arabo ued dur –  fiume torto), immettendosi in territorio di Campofranco nel  Platani, permetteva secoli fa un rapido collegamento commerciale tra l’entroterra e le città costiere.

Contrariamente a Polizzello, non vi sono molti studi e pubblicazioni su Raffe. Le prime segnalazioni su questo sito furono fatte nel 1881 dal Salinas, allora direttore del Museo archeologico di Palermo, al principe Lanza Trabia di Scalea che era pure Commissario dei Musei e degli scavi della Sicilia. Ma solo nel 1956 furono fatti i primi scavi dal Soprintendente Pietro Griffo. Dalla fine dell’800 agli anni 50, e anche dopo, la collina fu terra di conquista da parte di pseudi amatori e scavatori senza scrupoli. Negli anni 70,  scrive, in una

Rassegna  della Facoltà di Lettere dell’Università di Catania, Sebastiana Lagona, che sarà responsabile degli scavi a partire dal 1983, alternandosi fino al 1991 con Angela Merendino, Graziella Parasiliti, Laura Carracchia ed Antonio La Marca,  una ruspa distrusse quasi tutto il pendio sud. E infatti poche ceramiche,  statuette fittili molte della dea Demetra, alcune monete ed altre suppellittili del periodo greco che vanno dal VII al IV secolo avanti Cristo, si trovano nei musei di Agrigento e Gela. Molto interessante un sarcofago del VI secolo a.C. che si trova al Museo

sarcofago

archeologico di Agrigento che raffigura a bassorilievo una quadriga con figure di un volatile  e di un cane, e di cui qui pubblichiamo una foto in bianconero.   Nell’Antiquarium di Mussomeli vi sono alcuni frammenti del periodo medioevale e  due monete d’oro arabe su cui bisogna ancora fare delle  indagini.  Probabilmente saranno le due monete della fine del XI secolo della zecca di Palermo (come ce le descrive la Lagona, che parla di scoperta sensazionale, presentano  su entrambi i lati una leggenda su sei linee intersecate a due a due, tipo quelle di Al Mustansir  di cui abbiamo parlato nel precedente articolo), e trovate nel 1988 dalla stessa archeologa  sulla parte sommitale di Raffe tra due pietre della fortificazione medioevale. Un’altra scoperta straordinaria di cui parla Paolo Orsi negli anni venti del 900 e su cui mancano, come al solito, degli studi,  è quella di 137 monete di bronzo del V secolo a.C. e di altri oggetti bronzei che grazie al podestà di Milena sono finiti al Museo archeologico di Palermo. Ma forse la scoperta più sorprendente, e più sconsolante perché non ce n’è più traccia, è quella di due misteriosissime verghe d’oro e di una finissima anfora di vetro, fatta alla fine dell’800 e di cui parla il Sorge nel primo volume della Storia di Mussomeli.

Gli scavi del 1956/57 e, soprattutto, quelli del 1983/91, anche se non continuativi, hanno portato alla luce  una fortezza medioevale sulla parte alta di Raffe, sormontata da un torrione circolare da cui a strapiombo si domina la valle del Salito e si gode un panorama ed un paesaggio indimenticabili! Da rilevare inoltre la scoperta del santuario rupestre, comunemente inteso della Dea Demetra, con altare rettangolare, due colonne ai lati ed accanto dei lavabi purificatori scavati nella pietra. Più in alto poi le cisterne, la basilica monoabsidata forse bizantina ed alcune abitazioni. Di particolare interesse una scaletta a chiocciola scavata nella roccia che serviva forse a scendere nella area sacra della spianata, all’interno di un complesso formato da due ambienti rettangolari di cui uno incavato nella roccia con muri  laterali a secco e cisterna. I reperti di questi scavi, ceramica, lucerne e statuette della dea Demetra, di cui due vasi ed alcune statue più grandi di terracotta trovati ai piedi della scaletta scavata nella roccia  del V-III secolo a.C., si trovano per lo più nel Museo di Agrigento.

Su Raffe, (il cui parco archeologico attrezzato, dopo tre anni e più di lavori, fu inaugurato in pompa magna il 7 giugno del 2011 dalle varie autorità istituzionali ed ancora in attesa di essere custodito, utilizzato e valorizzato)… città antichissima, ricchissima di storia, sepolta dalla polvere del tempo, ferita, quasi distrutta dai vandali e dall’incuria,  misteriosa  come una sfinge ed affascinante… vi salii per la prima volta oltre 30 anni fa.  Camminando su per la collina ancora oggi si sente aleggiare nell’aria
lo spirito dei nostri antichi padri, agricoltori, commercianti, guerrieri…che si difesero e poi convissero con i greci, i romani, i bizantini, gli arabi, per poi soccombere definitivamente e lasciare le proprie dimore… molte scavate…abbarbicate nella roccia per risalire ormai per sempre verso  nord  in direzione della nostra Mensil al amir/Mussumeli  di mille anni fa.

Il grande leone di pietra dorme il sonno dei secoli e forse non si scuoterà più dal suo torpore, perché l’oblìo, l’indifferenza,  l’incultura…stanno ormai seppellendo, inesorabilmente,  un altro pezzo straordinario delle nostre lontanissime radici.

 

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro51@gmail.com

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