«L’impero finanziario sospetto sequestrato ai Luca», imprenditori dal gip negano

Negano a muso duro i proprietari dell’impero finanziario sequestrato dalla guardia di finanza che nei giorni scorsi ha pure eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere. E tra gli indagati v’è anche un primo dirigente di polizia tirato in ballo per corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico.

Ora, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, hanno replicato alle accuse gli imprenditori Luca di Gela ai quali sono stati sequestrati beni per 63 milioni di euro – tra le aziende requisite, autosaloni per la vendita di vetture di lusso e società del settore immobiliare – e si sono visti contestare l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa.

Imputazione che pende sui fratelli Francesco Antonio e Salvatore Luca e il figlio di quest’ultimo, Rocco Luca.. Tutti e tre al cospetto del gip si sono difesi ribattendo le accuse mosse nei loro confronti.

Secondo l’impianto accusatorio le loro aziende sarebbe legate a soldi sporchi e avrebbero anche ripulito denaro del clan Rinzivillo.

Un teorema che i Luca – ai quali i magistrati nisseni hanno ricondotto anche contatti con la mafia catanese – hanno smentito rimandando al mittente.

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