Louise Hamilton e il nostro “piccolo mondo antico” (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

MUSSOMELI – In questi giorni, nel dedicarmi alla lettura del diario “Vicende e costumi siciliani”  di Louise Hamilton Caico, procuratomi da Federico Messana, sindaco di Montedoro, che mi ha anche fatto visitare il museo delle zolfare, il planetarium e l’osservatorio astronomico, splendidi gioielli del suo piccolo ma sempre dinamico comune, ho avuto modo di scoprire, tramite Calogero Messana, (ottimo cultore di storia locale, che pubblica nel suo blog www.messana.org, insieme ad altri,  oltre ad un fornitissimo ed interessantissimo museo etnologico  una miniera di notizie storiche e di vario genere), lontane vicende sconosciute e pezzi di storia straordinari del nostro territorio. Mi è parso, come per il libro Quadìa terra di mori di Paolo Giudici, di rivivere, come in un bellissimo film in bianco nero, la vita  quotidiana del nostro piccolo mondo antico descritto e fotografato da Louise Hamilton più di cento anni fa. Ed a proposito delle preziosissime foto della Hamilton, fatte con una kodak a soffietto della fine dell’800, solo 600 delle probabili duemila circa, come mi riferisce Calogero Messana, sono state ritrovate per puro caso. Infatti nel 1968 la signora G. Ricotta, nuova proprietaria dell’ultima abitazione a Montedoro di Letizia Hamilton Caico, la figlia che continuò a gestire quello che era rimasto della enorme proprietà dei ricchissimi Caico, riuscì a salvarne solo una piccola parte dal pattume in cui era stata precedentemente sparsa dai precedenti vecchi proprietari dell’immobile, ed alcune di queste  erano già molto danneggiate dall’incuria e dall’abbandono in cui si trovavano. Ed è stato, poi, il nostro Calogero Messana, qualche anno fa, a convincere, finalmente, la signora Ricotta, che le custodiva molto gelosamente, a fare esporre a Caltanissetta, nella  prima mostra del 22 dicembre  2012, questi inestimabili scatti della fine dell’800 che riguardano il nostro territorio, in particolare quello di Montedoro, Caltanissetta, Serradifalco, Bompensiere ed una parte degli ex feudi di Mussomeli. Non sappiamo se tra le foto ormai disperse ve ne fosse qualcuna di Mussomeli. Certo, sembrerà strano che arrivata a Bompensiere con la sua kodak a  soffietto, accompagnata dai suoi due fedeli campieri armati fino ai denti, non sia stata attratta dalla curiosità di vedere e fotografare quello splendido maniero di Mussomeli che, come oggi, anche allora si vedeva, guardando verso ponente, dall’alto della collina di Montedoro.

Louise Hamilton, ultima di 6 figli, come riportato dal  prof. Alfonso Alfano in una sua  memoria scritta a Palermo nel 1992, era nata a Nizza, nel 1861, da padre irlandese e da madre francese. Poi, il padre, uomo indubbiamente inquieto, decise, nel 1863, di trasferirsi con la sua famiglia in Italia, a Firenze, dove, in quello stesso anno, era stato mandato dalla sua ricca famiglia a iscriversi agli studi superiori, il dodicenne montedorese Eugenio Caico, che, guarda caso, venne ospitato proprio dalla famiglia Hamilton. Il giovane irrequieto Eugenio fu, però, richiamato per punizione in Sicilia, nel 1870, ed avviato all’amministrazione dei tanti beni di famiglia, perché, preso dall’entusiasmo per la famosa Breccia di Porta Pia a Roma, aveva deciso di recarsi nella nuova capitale d’Italia. Soltanto dieci anni dopo, nel 1880, Eugenio riesce a lasciare Montedoro ed a fare un giro per l’Europa, ricordandosi della famiglia Hamilton, che nel frattempo si era trasferita in Liguria, a Bordighera, vicino alla frontiera francese,  dove trova la bella Louise, ormai diciannovenne. E, come ci riferisce il prof. Alfano, fu il “classico colpo di fulmine tra il ventinovenne signorotto di campagna e la leggiadra fanciulla che frattanto, oltre alle scuole italiane, aveva frequentato le migliori scuole francesi e londinesi”.  Si sposarono, lo stesso anno, pur con l’opposizione del fratello Cesare e di tutti i Caico, che, vedendo il rischio di una disgregazione del patrimonio di famiglia, gli proibirono di tornare per sempre a Montedoro. Ma, i due giovani vissero agiatamente nella villa Hamilton di Bordighera, dove nacquero tutti i figli: Franco (morto prematuramente), poi Lina, Giulia, Federico e, ultima, nel 1892, Letizia.

Finalmente, nel 1897, dopo la morte di Cesare, l’ostinato e irriducibile fratello maggiore che lo aveva praticamente esiliato, Eugenio portò per la prima volta  la sua famiglia a Montedoro. In quegli anni i Caico erano ancora ricchissimi proprietari di  terre, miniere di zolfo e di molti fabbricati, oltre al grande potere politico che esercitavano in paese ed alle potenti amicizie di cui godevano. Qui,  Louise Hamilton Caico, dove restò sedici anni fino al 1913, anche se non mancheranno lunghi soggiorni a Londra, Bordighera e Palermo, vivrà “una esperienza esaltante e ricca di interessi”, ma in un clima familiare non proprio idilliaco, aggravato dall’assenza dei figli, prima recatisi all’estero per completare gli studi e poi inseritisi definitivamente nella Palermo dei tempi del liberty e dei Florio. A Montedoro, tra escursioni a cavallo ed osservazioni sulle tradizioni locali, scriverà nel suo libro diario “Sicilian ways and days”,  gli usi, i costumi, il folklore e la cultura di una comunità lontana mille anni luce dalla sua. Morirà a Palermo, il 7 marzo del 1927. Il giorno dopo il Giornale di Sicilia scriverà: “Si è spenta improvvisamente la nota scrittrice Luisa Caico-Hamilton. Viene a mancare con Essa una delle figure più simpatiche e più interessanti del nostro mondo letterario …”

         Di questa donna, pioniera del “femminismo”, scrittrice dalla grande umanità e dall’humour graffiante, che, appassionandosi e facendoci emozionare con i suoi scatti fotografici e le sue descrizioni, ha percorso, in lungo ed in largo, a cavallo del suo  destriero, le vecchie polverose mulattiere di oltre un secolo fa, alla scoperta dei  nostri antichissimi ex feudi, delle nostre lontane radici, vorrei riportare, per ora, qualche piccolo stralcio delle pagine iniziali del suo libro, il suo arrivo a Montedoro dalla stazione di Serradifalco, nella primavera del 1897: “Un piacevole viaggio in piroscafo da Genova a Palermo… sei ore di viaggio di treno “diretto” fino alla remota stazioncina di Serradifalco. Appena scesi ci troviamo circondati da un gruppo di “campieri” armati fino ai denti, che si impadroniscono di noi e dei nostri bagagli e veniamo cacciati dentro un’orribile scatola tirata da tre creature ossute… bardati con briglie e cavezze…che ci porterà a Montedoro, coprendo la distanza di circa 13 chilometri alla vertiginosa velocità di 6 chilometri l’ora, senza contare le fermate per riparare i finimenti o raccattare qualche pezzo del nostro bagaglio rotolato giù dal tetto della scatola gialla.  Strada facendo ci indicano Montedoro in lontananza e torciamo il collo fuori dal finestrino per scorgere il paese appollaiato su una balza, circondato da dirupi e vallate. Ha qualcosa di un paese del medioevo, con le case basse dai tetti piatti che sorridono al sole, abbellite e ingentilite dalla distanza. Nello sfondo una catena di altere montagne con la rocca di Sutera e il monte Cammarata ricoperto di neve…Una buona strada carrozzabile si arrampica su per le tozze colline e le ampie vallate dove nulla, assolutamente nulla indica la presenza dell’uomo, e solo distese di grano, un grano verde e giovane dalle sfumature di smeraldo…Infine, facciamo il nostro ingresso a Montedoro, sfrecciando attraverso la grande piazza tutta bianca…davanti ad un palazzotto di venerando aspetto, assai malconcio e fatiscente che, a quanto mi dicono, è casa mia…Accorsero anche le cameriere, dai grandi cerchi d’oro alle orecchie, sciorinando sorrisi che accompagnavano il saluto di benvenuto “Ssa benedica”

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro51@gmail.com

 

(Le foto di Louise Hamilton, della fine dell’800, che qui si pubblicano,  mi sono state inviate da Calogero Messana).

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