«Mafia e pizzo», due colpevoli, altri quattro no

L’accusa è di avere chiesto il pizzo a imprenditori. Imputazione che ha retto al vaglio del giudice e che è costata loro la condanna.

Così ha disposto il tribunale nei confronti di Rosario Consiglio e Francesco D’Amico, entrambi gelesi, riconosciuti colpevoli con una pena a cinque anni e mezzo ciascuno.

Molto meno rispetto alle richieste avanzate dall’accusa che erano state sensibilmente più severe: oltre dieci anni ciascuno.  Ma qualche capo è caduto e peraltro hanno beneficiato della continuazione della pena.

I due, secondo l’impianto della procura, sarebbero stati legati al clan mafioso Alfieri. E in nome e per conto del gruppo – sempre secondo i magistrati – avrebbero agito.

Di contro, sono stati assolti, per le ipotesi di furti e danneggiamenti, Francesco Alma, Gianfranco Turco, e Giuseppe Vinci e Mirko Felice Turco. Pure loro sono stati ritenuti in odor di mafia, con presunti legami con lo stesso clan.

Nei confronti degli imputati, uno degli imprenditori che sarebbe stato estorto si è costituito parte civile nel dibattimento.

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