Mentii per atteggiarmi con la mia compagna», si difende presunto mandante di un omicidio

San Cataldo – Mentire per farsi “grande”, a modo proprio, agli occhi della sua donna. Per atteggiarsi. Per vestirsi di un falso spessore criminale e fare colpo sulla sua compagna.

Sostanzialmente millantare credito per darsi arie. Questa, in Assise, la sua tesi a discolpa. Ma tutto questo, a lui, sarebbe costato l’arresto prima e un processo per la pesantissima accusa per omicidio poi.

Perché lui, il sessantunenne di San Cataldo, Raimondo Scalzo  – difeso dagli avvocati Gianluca Amico e Salvatore Baglio – è stato tirato in ballo come mente per l’agguato che nel gennaio di ventisei anni fa ha avuto per obiettivo l’allora diciottenne Luca Salvatore Salerno.

Ed a mettere nei guai Scalzo, parecchi anni dopo quell’omicidio, sarebbe stata una intercettazione raccolta dagli investigatori in tutt’altra indagine.

E quella conversazione catturata dalle microspie dei carabinieri si sarebbe trasformata – per l’accusa – in una sorta d’inconsapevole confessione da parte dello stesso imputato.

Lo stesso che adesso, difendendosi al cospetto della corte d’Assise, ha spiegato così quelle sue parole. Solo voglia di “atteggiarsi” perché apparisse più leader agli occhi della sua compagna.

Lui che già parecchi anni addietro era stato sfiorato dalle indagini sul caso Salerno, ma poi per quel delitto erano stati condannati il cugino e il cognato. La sua posizione era stata archiviata. Ora è rivenuta prepotentemente a galla.

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