Nel giro anche una «baby squillo», sospetti sfruttatori nei guai

Nel giro anche una “baby squillo”. Che, con altre giovani connazionali, avrebbe praticato il mestiere più antico del mondo.

È questo  il leitmotiv dell’inchiesta che, adesso, fa scattare il processo a carico di presunti sfruttatori. Quasi tutti di nazionalità romena, come le sospette prostitute, ad eccezione di un italiano anch’egli chiamato sul banco degli imputati. È un gelese, Claudio Ianni, finito al centro dell’indagine perché proprietario dell’immobile che avrebbe ospitato la presunta casa di appuntamento.

Con lui vanno a giudizio, Marcelo Ialazzo, Florin, Paul e Robert Maftei – assistiti dagli avvocati Vania Giamporcaro e Giovanni Cannizzaro – tirati in ballo per il presunto sfruttamento della prostituzione.

Gli incontri proibiti – secondo la ricostruzione degli inquirenti – si sarebbero consumati in un appartamento nell’abitato di Gela.

Altri avrebbero organizzato per le ragazze le prestazioni a pagamento. E, secondo la tesi dei magistrati, ognuno dei coinvolti nell’indagine avrebbe avuto un proprio ruolo, più o meno di primo piano o in termini d’impegno su più fronti.

Alla fine, però, sono accomunati da un unico capo d’imputazione che è stato alla base della richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura e accolta dal gup.

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