«Non era il pizzo del caro estinto», cadono le accuse per due impresari

Caltanissetta – Non era il pizzo del caro estinto. Lo ha sancito una sentenza che ha riconosciuto non colpevoli  di estorsione due impresari gelesi di pompe funebri.

Gli stessi che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero imposto il pagamento di denaro a una società che stava realizzando loculi al cimitero e l’assunzione di un parente.

Ma il pronunciamento assolutorio ha scacciato ogni ombra scesa su Giovanni Marù e Salvatore Incardona che invece sono stati riabilitati con formula piena, a fronte di richieste di condanna, avanzate dal pm, a più di tre anni di carcere.

Gli inquirenti hanno ritenuto che i due  fossero stati l’anima delle presunte richieste di pizzo che  sarebbero concretizzate – sempre per l’accusa – nella pretesa di incassare una quarantina di migliaia di euro.

Le indagini hanno preso le mosse dalla denuncia presentata dalla stessa presunta vittima di estorsione che poi, insieme a un’associazione,m si è costituito parte civile nel procedimento che ne è derivato.

Fin qui l’accusa. Perché la difesa ha fornito una chiave di lettura dei fatti diametralmente opposta. Etichettando quella denuncia come una forma per celare, piuttosto, irregolarità nei lavori a cui sarebbero state legate quelle somme e non assolutamente a titolo estorsivo.

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