Relazione semestrale della Dia: a comandare è sempre Madonia

Vallelunga – A comandare è sempre Madonia. Non solo il mandamento del Vallone, ma la sua ingerenza si estende anche agli altri mandamento mafiosi in cui è suddivisa la provincia nissena.

È quanto è emerso dalla relazione del ministro dell’Interno al Parlamento guardando all’attività svolta nel secondo semestre dello scorso anno  e ai risultati conseguiti dalla direzione investigativa antimafia.

«Piddu» Madonia, detenuto ormai in regime di carcere duro da parecchi anni, sarebbe ancora il punto di riferimento per Cosa nostra.

Per i mandamenti di Mussomeli o del Vallone che comprende le famiglie di Mussomeli, di Campofranco e Sutera, Montedoro, Milena, Bompensiere, Serradifalco; il mandamento di Vallelunga che abbraccia, oltre la stessa Vallelunga, anche Caltanissetta, San Cataldo, Marianopoli e Resuttano.

Sull’altro versante della provincia, quello a sud, è presente in mandamento di Riesi con Butera, Mazzarino, Sommatino e Delia.

Situazione differente nel Gelese, dove per Cosa nostra il mandamento di Gela comprende le famiglie di Niscemi, gli Emmanuello ed i Rinzivillo.

Ma in questo territorio è presente anche la Stidda con i clan Cavallo e Fiorisi di Gela ed i Sanfilippo di Mazzarino. Nell’area gelese è operativo anche un terzo gruppo, il clan Alfieri.

E se un tempo erano contrapposti tra loro, adesso hanno raggiunto un pax per la spartizione degli affari loschi e dei guadagni illeciti.

Per quanto riguarda il territorio nisseno – è stato rilevato – è sempre minore il numero di omicidi, come se la mafia volesse evitare, per quanto possibile, il ricorso ad episodi di violenza che susciterebbero clamore.

In aumento, invece, le intimidazioni ai danni di politici o di coloro che ricoprono cariche istituzionali, per «fare percepire loro la pressione mafiosa».

La mafia tenta d’infiltrarsi nel tessuto commerciale  e produttivo approfittando di momenti di difficoltà degli imprenditori che poi vengono soffocati.

In tema di estorsioni un po’ in aumento le denunce presentate e su questo fronte duri colpi sono stati inferti alla famiglia di Riesi.

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