Sulle orme dei nostri antenati. Mille anni fa (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

Inauguriamo oggi la rubrica  a cura del Professore  Salvatore Vaccaro, già dirigente scolastico,  da sempre impegnato nel mondo della formazione e della  cultura. Giornalista pubblicista, per 22 anni ha diretto “Progetto Vallone”,  storico e conosciutissimo  periodico cartaceo e  si è avvalso dei contributi  di oltre 200 collaboratori. Il direttore e la redazione di Castello Incantato ringraziano il Professore Vaccaro per aver messo la sua prestigiosa e autorevole penna a beneficio di questa testata.

(di Salvatore Vaccaro) Cominciamo con questa piccola indagine alla ricerca delle nostre antiche radici, un cammino, fatto di ipotesi e tracce per lo più toponomastiche,  ripercorrendo, insieme ai lettori,  le orme dei nostri lontani antenati.  Le origini dei vari piccoli insediamenti che formeranno poi, attorno al mille, la comunità di  Mussomeli, si perdono  nella notte dei tempi. Troviamo, infatti, segni della presenza di gruppi umani preistorici e sicani anche all’interno stesso della nostra  “Terravecchia”, cuore del  suo ancora  inestimabile centro storico, e nei pressi dell’abitato.

Ma quando nasce Mussomeli e perché questo nome? Il documento storico più antico che si conosce, come riporta il Sorge, nel 1910, nella sua Storia di Mussomeli, è il privilegio del 4 aprile 1392 con il quale Re Martino concedeva a Guglielmo Moncada tutti i feudi posseduti da Manfredi e confiscati ad Andrea Chiaramonte, fra cui il castrum Musumelis cum terra Manfride.  Quindi prima che Manfredi ne detenesse il possesso la nostra terra aveva  già una sua comunità ed  un suo nome, e a nulla servono tutte le facili asserzioni dei vari storici che attribuiscono a Manfredi III  la paternità della sua fondazione, come non bastarono i quasi quarant’anni di suo incontrastato dominio e del suo erede Andrea  a lasciare una traccia del loro nome nella memoria del nostro popolo, e forse non sarebbero bastati altri decenni ancora,  perché non era facile cancellare le radici secolari di una identità popolare collegata ad un nome con il quale era stata identificata in un dato momento della sua storia. Risulta quindi errata l’affermazione dello storico Di Giovanni, che poi è diventata ricorrente in quasi tutte le guide nazionali ed internazionali, con la quale si è fatto risalire il nome Mussomeli (monte di miele dal latino mons mellis) ad una fantomatica coltivazione di “meli” e/o ad una ricca colonia di api esistenti nel territorio,  in particolare sul monte più alto che domina l’abitato.

 Mussomeli deriva, invece, quasi certamente, dall’arabo Menzil al Amir  e nasce circa mille anni fa  durante la dominazione araba, in uno dei pochi periodi di pace e prosperità. Non ci sono, e forse non si troveranno mai, documenti che provino in  modo assoluto quello che sto dicendo, ma si tratta di una ipotesi, come vedremo, non del tutto peregrina. Uno degli emiri aghlabiti, o forse kalbiti, un  potente  signore arabo, apprezzandone il clima salubre e la posizione strategica dalla quale si controlla una grande estensione dell’antica Val di Mazzara,  decise di risiedervi nei momenti di riposo dalle fatiche  dell’amministrazione del territorio e dalle continue lotte contro i berberi e i vari nemici esterni, e di riedificare quella eccezionale fortezza fusa nella rupe, usata dai bizantini in una estrema  e coraggiosa difesa da Abbàs, emiro arabo, che cercò di espugnarla invano nell’860,  come ci racconta il Sorge, parlando dell’imprendibile roccaforte Kalàt-abd-el-Mumin, citata dall’Amari nella sua Storia dei Musulmani, e che potrebbe aver dato il nome alla contrada Katabba, limitrofa al  nostro castello.  Anche dentro l’abitato c’è pure un  “Cortile Catabba”, l’unico nome (!) di contrada che risulta presente nello stradario del paese e che si trova  alla fine di Via Milazzo, ad est della  Piazza Roma.

Non mancano altre ipotesi,  come  quella  del  Sorge che, riferendosi ad alcuni eventi citati nella Cronaca di Cambridge, ipotizza, oltre a Mensil al Amir, anche il nome di  Mesid-Malis , oppure quella molto più recente del giovane Michele Ognibene che, in un articolo di un  paio di anni addietro, prendendo lo spunto dalle 90 monete arabe emesse quasi tutte a nome dell’emiro Al Mustansir,  però del tardo periodo 1035-1094, e ritrovate nei primi anni del novecento ai piedi del Castello (ora si trovano al Museo Paolo Orsi di Siracusa e vi sta facendo uno studio la  Dott.ssa Stefania  Santangelo ), fa risalire a quell’emiro l’origine del nome ,  o ancora l’altra di Giuseppe Giunta, esperto di lingua araba, che nella sua Storia di Bompensiere del 1983, per Mussomeli suppone  il nome originario Mmis  Melih, che a parte la somiglianza fonica non ha però alcun riferimento storico su cui basarsi,  mentre  per altri toponomi arabo-berberi delle nostre contrade,  ricostruiti dallo stesso in una interessantissima cartina  che qui pubblichiamo per i nostri lettori, l’origine  dei nomi è molto plausibile e coerente con la natura idro-orografica del territorio e delle tribù berbere di allora.

Ma al di là di queste supposizioni e di altre che non cito perché poco attendibili,  Menzil al Amir  resta  per me,  (e anche, con più convinzione, per lo storico mussomelese, P. Giuseppe  Calà , che nel suo manoscritto “Ricerche storiche su Mussomeli” del 1909, e pubblicato per la prima volta da Progetto Vallone nel 1995, a cura del prof. Nino Raviotta, cita Misimerium  per Mussomeli da un documento del 1466 riportato dal Pirri), l’ipotesi più probabile, la più logica, con  un fondamento  storico, quello riportato da Edrisi, storico arabo di Ruggero II, anche se  riferito ad un altro comune, Misilmeri, i cui dati storici riprendo dal  volume “Il castello di Misilmeri” pubblicato nel 1981 da Mons.  F. Romano (ed. Fiamma Serafica – Palermo), ma che ha un’evoluzione fonetica straordinariamente simile a quella di Mussomeli. Per capire meglio quanto detto, si possono vedere le tabelle qui pubblicate con elenco dell’evoluzione del nome per le due città e con i nomi dei due comuni nelle carte geografiche più antiche della Sicilia, senza contare, e non può essere solo una coincidenza, che i suoi abitanti, almeno quelli più anziani, tra di loro si chiamano in dialetto, ancora oggi, musumulisi.

  Qualcuno si chiederà come possa essere stato il percorso fonetico soprattutto orale, e poi, negli ultimi secoli, scritto, da Menzil al amir a Mussomeli. Probabilmente sarà stato così come segue: Menzil al amir  > Menzilmir > Menzmir > Mnzmir > Munsmir > Mussumir > > Musumeni > Musulumeni > Mussumeli. Altri si chiederanno come si è arrivati a fondare la comunità con annesso insediamento di Menzil al amir/Mussumeli. Qui, restando sempre nel campo delle ipotesi, ma che danno una risposta al Padre Calà, al Sorge e ad altri che si chiedevano come mai il nostro castello, contrariamente a come si vede negli altri centri medievali siciliani, si trovi a quasi tre chilometri dall’abitato?  Perché prima di Menzil al amir, c’erano stati   altri piccoli insediamenti tardo-bizantini a Raffe, Grotte, Cangioli, Borgitello, ecc., su cui torneremo a fare altre indagini, che furono definitivamente abbandonati, dopo  la conquista araba,  sotto l’impetuoso urto armato degli arabi e berberi  musulmani, con possibile distruzione del nostro castello Kalat-abd-el mumin/Katabba, attorno al 900, e, agevolati dall’influsso positivo della cultura araba, oltre che delle nuove colture agricole, i piccoli gruppi di qualche migliaio di musumilisi del tempo  si costituirono in una comunità locale più ampia e più solida, insediatasi definitivamente e stabilmente sulla parte alta della rocca, l’attuale Terravecchia, che si chiamerà Menzil-al-Amir/Mussumeli.

 A dare anche un supporto logico a questa ipotesi come non considerare il nome Burgitello/Borgitello, dall’arabo burg, un ex feudo  di cui fa parte il castello fino alla contrada Grotte/Omomorto,  cioè un piccolo insediamento bizantino difeso dal Kalat-abd,  che doveva esistere prima del nuovo Menzil-al amir.  Hanno poi valore di prova delle origini arabo-berbere del nostro paese, che ripeto fu uno dei periodi più ricchi sul piano economico e culturale della Sicilia e del nostro entro terra (osservare le bellissime monete d’oro qui illustrate, di cui si è conservata solo una minima parte), i nomi di quasi tutte le contrade e località limitrofe attorno all’abitato:  Annivina  da Ain Bin – fontana di periferia (Indovina!), Annivinedda (Indovinella!), Bumarru, Burruganu, Bragamè, Calavò  (Calabue!), Cangiuli, Catabba, Canzirotta, Dainu, Garzizetti, Girafi, Mintina, Mustijuvi, Mustulicatu, Quadìa, Raffi, Raffucallu, Riina, Samprìa, Zubbiu, ecc.,  molti dei quali, italianizzati e resi illogici e bizzarri,  si riferiscono a vari tipi di sorgente ed  a nomi di personalità arabe, a cui, dalla fine dell’800 all’anno mille, millecento, circa, furono concesse  dall’emiro del tempo grandi estensioni di terre da coltivare, e che, a loro volta, hanno dato origine a cognomi ancora oggi in uso nelle famiglie di Mussomeli ed in Sicilia.

        Non è facile in poche righe dare un quadro esaustivo di come e quando cominciammo ad essere comunità “musumulisa”.  Da quanto ipotizzato sopra, e su cui avremo tempo per approfondire ed accettare chiarimenti e suggerimenti anche da parte dei lettori, non ci siamo allontanati troppo da quello che avvenne tra il mille e i mille e cento anni fa.

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