Torretta al di là… (a cura del Prof. Salvatore Vaccaro)

MUSSOMELI – Sfogliando tra le carte del mio archivio, conservate dai tempi di Progetto Vallone, mi sono imbattuto in una vecchia planimetria dell’ex feudo Torretta denominata, sulla piantina di carta lucida, “Torretta al di là”. Non pensavo che la contrada Torretta il cui nome deriva, come sostiene G. Giunta nella sua Storia di Bompensiere, dall’arabo Taurirt (collina), avesse un’appendice, come a voler dire qualcosa che non sapevo, e così sono andato a ridare un’occhiata alla Descrizione della Contea di Mussomeli del 1828 dell’amministratore Trabia Pietro Giacona, originario forse di Capaci (PA). Ed in effetti alla pagina 28 di una copia dell’antico manoscritto che non si sa più dove si trovi, nel localizzare i feudi di Crocifia con il Piano della Madonna, il Piano del lago e di Girafici (?), esteso 174 salme (forse da hargi hafia=terra arsa) e Sampria 236 salme (da sinbar riah = nome di tribù berbera), scrive che sono confinanti con “Torretta al di là del fiume”, facendo dedurre quasi che ci fosse un’altra Torretta al di qua, che non sono riuscito però a trovare, perché probabilmente il nome sarà stato cambiato in Pietrabianca, una contrada con “casamento abbastanza comodo e magazzino capace di 700 salme di frumento, un fondaco capace di 50 vetturali…” al di qua del fiume Salito (?). E il Giacona non manca di darci altre notizie sorprendenti che ormai fanno parte del nostro lontano passato. Parlando di Crocifia ci fa sapere che su una collinetta di arenaria chiamata Manica della Crocchiola, cioè a Rabbione, vi sono i resti delle antichissime conchiglie o ostriche risalenti a milioni di anni fa quando la Sicilia era ancora sotto il mare. Su Sampria, uno dei feudi più estesi a sud-est di Mussomeli, si sofferma in particolare sulle “acque Mintine”, acque solforose che sgorgavano dalla collina Pizzuta (o sgorgano? oggi non ho ancora trovato riscontri). A proposito di Mintina abbiamo una contrada a sud del Castello, proprio nei pressi di Mussomeli, con una graziosa chiesetta dedicata a Santa Germana. Che ci fosse anche lì una sorgiva di acque solforose ?

Come risulta dalla planimetria delle terre, vendute dal principe Pietro Lanza di Scalea al Colonnello Giuseppe Spadafora e a Salvatore Volpe, con una parte donata alla figlia Beatrice Lanza di Scalea in Spadafora, dal 1931, l’ex feudo “Torretta al di là” ha nuovi gestori. Ed è Salvatore Volpe a dare una svolta alla gestione di Torretta che, come in altri ex feudi, si trasforma in colonia agricola. La stessa energica figlia, Pierina Volpe Casucci, in un interessantissimo articolo su Progetto Vallone di alcuni anni fa, scriveva che fu il padre, a partire dagli anni 30 del secolo scorso, a dare una svolta nella conduzione agricola dell’azienda, più moderna e più rispondente ai bisogni dei contadini. Dal 1935 provvide alla costruzione della nuova masseria e nel 1936 acquistò la prima macchina trebbiacovoni, che nei decenni successivi sarà sostituita dalla trebbiatrice autolivellante. Nel 1938, su richiesta al Comune di Mussomeli, dopo tanto ostruzionismo del regime fascista, fu istituita nella masseria una scuola elementare, sezione staccata del Circolo Didattico di Mussomeli, per i circa 30 bambini figli dei contadini che vivevano nella contrada. E non contento di questo, Salvatore Volpe si preoccupò di istituire una scuola anche per gli adulti analfabeti. La prima maestra, racconta la figlia Pierina, fu Jolanda Ansaldi, che ogni lunedì veniva in treno da Caltanissetta fino alla stazione di Serradifalco, da dove veniva prelevata e condotta a dorso di mulo fino alla masseria.

Morto il padre nel 1948, sarà il figlio Calogero, già deputato al Parlamento dal 1946, e fino al 1976 anno della sua morte, a dedicarsi alla gestione dell’azienda e ad interessarsi della costruzione delle strade interpoderali che, in quegli anni, erano delle semplici mulattiere o del tutto assenti. Il Consorzio di bonifica del Salito, infatti, nel giro di 20 anni, doterà di strade consortili Torretta al di là e gli altri ex feudi limitrofi, Crocifia, Sampria, Cantacucchi, Piano del lago, Bonanotte nonchè la maggior parte delle altre contrade del territorio di Mussomeli, che, poi, diventeranno strade provinciali. Così la maestra, tra la fine degli anni 60 e i primi del 70, potrà raggiungere velocemente, con una autovettura a noleggio, la scuola del “villaggio”, che chiuderà, poi, per esaurimento alunni, nel 1984. Verranno poi il telefono e l’acqua potabile a partire dal 1965. Fino ad allora, come ci racconta la signora Pierina, le notizie, per dire che tutto andava bene, si comunicavano a mezzo “vampa” sulla rocca di Sutera, come si faceva prima del XI° secolo, ai tempi dei romani, dei bizantini e degli arabi. Infine, nel 1970, la graziosa chiesetta dedicata a Nicolò, l’altro fratello deceduto a 20 anni di malaria perniciosa, in cui, oltre alla messa settimanale del sabato, si celebravano, fino ad alcuni anni fa, decine e decine di battesimi e matrimoni, senza contare l’ospitalità e le feste offerte dalla signora Volpe, nella sua verde e ed ariosa tenuta, ai gruppi ed associazioni di persone diversamente abili, all’Unitalsi, ecc.

Della masseria di “Torretta al di là”, ora sono rimasti i fabbricati e i capannoni dove c’erano gli animali da allevare. C’è solo la famiglia Mingoia, madre e figlio, che badano alla tenuta in cui vivevano e lavoravano oltre 50 persone, oltre ai bambini che andavano a scuola. L’azienda agricola, esempio concreto di iniziativa imprenditoriale, fornita di laghetto collinare e attorniata da boschi di eucalipto fatti impiantare dai Volpe per rendere più mite il clima ed abbellire il paesaggio circostante, e in cui vi erano abitazioni, stalle, fienili e macchinari moderni, oltre ai grandi capannoni per gli animali da allevare, è ormai un ricordo del passato. Vent’anni fa la signora Pierina Volpe che, oggi, dall’alto dei suoi 97 anni, si interessa ancora della sua amata Torretta ed ogni estate viene da Palermo a godersi l’aria salubre della nostra campagna mussomelese, nel mandarmi il materiale e le foto da pubblicare, mi scriveva “le vie del Signore sono infinite e chissà che prima o poi dal buio non venga fuori tanta luce…per fare uscire l’uomo dal suo individualismo feroce…fare crescere la nostra comunità così da far aprire nuovamente le porte del nostro territorio, soprattutto per coloro che hanno bisogno di lavoro, progresso e serenità…”.

Nel prossimo servizio torneremo a parlare ancora di questa piccola ma straordinaria zona del nostro territorio. Vi sono bellissime pagine del libro “Vicende e costumi siciliani” di Louise Hamilton, pubblicato a Londra nel 1910 e fatto tradurre dall’amministrazione comunale di Montedoro nel 1983. Oltre alla presenza degli Ingham, dei Whitaker-Spadafora nelle contrade Scala e Canzirotta, c’è quella di un’altra inglese. Una donna ultramoderna per quei tempi degli ultimi decenni dell’800, sposata con un grosso proprietario terriero di Montedoro, che, a cavallo, scortata da due campieri armati fino ai denti, descriveva e fotografava, con la sua Kodak a soffietto, parte di quel nostro mondo antico, di cui, oggi, non resta quasi più niente.

Salvatore Vaccaro

salvatore.vaccaro51@gmail.com

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