Truffa a società legata alla Zecca, l’esperto: false le firme sui contratti

Caltanissetta – Le firme nei contratti erano false. Atti che sarebbero stati alla base delle truffe ai danni di una società legata alla Zecca di Stato.

A gettare ombre su quella documentazione – e sono cinque quelli analizzati – è stata una esperta grafologa incaricata dalla procura nissena. Ed è giunta alla conclusione che le firme in calce non sono state apposte dai presunti contraenti. No, loro non ne avrebbero saputo nulla.

È quanto emerso al processo a carico dell’amministratore di una società, la «Scalia srl», Giovanni Capuzzo e di altri diciassette imputati che sono stati tirati in ballo per truffa ai danni della «Editalia», società legata alla Zecca.

Con L’amministratore societario sono stati chiamati sul banco degli imputati, sul banco degli imputati, Vincenzo Pillitteri agente di zona della stessa «Editalia», Massimo Siracusa collaboratore della «Scalia» e, ancora un sfilza di presunti acquirenti ritenuti in qualche modo complici del terzetto.

In particolare altri  quattordici imputati, Antonino Fiore,  Antonio Giannone,  Emanuele Valenza,  Gaetano Ferrara,  Gessica Grasso,  Giovanni Chiarelli,  Giuseppe Ciresi, Giuseppe Locicero, Giuseppina Curatolo,  Giuseppina Tromba Liborio Fiore,  Lucia Grasso,  Marcella Stuppia,  Monica Pilato e Sergio Siracusa – difesi dagli avvocati Massimiliano Bellini, Alberto Fiore, Maria Francesca Assennato, Manuela Lopiano,Maria Campo ed Antonio La Rocca  – accusati di truffa aggravata in concorso.

Nel processo la stessa «Editalia» – assistita dall’avvocato Giacomo Vitello – si è costituita parte civile.

Secondo la tesi accusatoria il giro globale di truffe raggiungerebbe quota centomila euro. Con articoli, anche di particolare pregio, acquistati dalla società che sarebbe stata raggirata per poi essere rivenduti su internet.

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