Mussomeli – La persona giusta al momento sbagliato ha permesso di salvare la vita di un neonato che rischiava di morire soffocato. E’ accaduto la scorsa settimana, in un ristorante di Mussomeli, durante quello che doveva essere un venerdì sera in pizzeria fra amici e parenti, approfittando della bella stagione. Ma, a cambiare, la vita, ci mette davvero un attimo. E il clima di serena convivialità che, fino a quel momento, aveva connotato la serata, all’improvviso è stato scosso dal panico più totale. Diffusosi in tutta la sala. Quando un bambino di appena un anno, non ha respirato più a causa di un pezzo di melone giallo rimasto incastrato nella gola. Momenti di concitazione in cui l’unica salvezza sembrava essere quella che il bambino riuscisse ad espellere da solo l’amaro boccone. Ma così non è stato. E il piccolo era già diventato cianotico, al momento in cui lo spavento si diffuse in tutta la sala. Caso, fortuna o Provvidenza volle che, proprio al tavolo vicino, si trovasse una giovane Oss, Sabrina Messina, che, preso il coraggio a quattro mani, si è precipitata al tavolo vicino, dove, solo per un attimo, ha pensato di chiamare i soccorsi. Ma, una volta preso atto della gravità della situazione, grazie all’innata bravura e alla competenza maturata sul campo, ha capito che non c’era tempo. E che solo lei in quel momento poteva operare il miracolo. “Sono questi i momenti in cui capisci che quello che hai imparato a scuola non è solo teoria ma vere e proprie manovre salvavita”, così riferisce la brillante professionista che, ci piace pensare, non fosse lì per caso. Ma quasi “chiamata” a svolgere quella missione che pare proprio se la sia chiamata. Perchè, sempre a detta sua, l’operatrice, in servizio da cinque anni al Pronto Soccorso del Maria Immacolata Longo di Mussomeli, ha seguito tutti icorsi BLSD, seppure facoltativi e perdipiù pediatrici, che, fra gli altri, includono la manovra di Heimlich. “L’ho fatto perchè pensavo potesse servirmi, mi tengo sempre informata, non si sa mai!”. La criticità ulteriore, in questo caso, vogliamo sottolinearlo, era data proprio dall’età del bambino. Per questo, l’intervento ha richiesto massima prontezza sì, ma anche estrema cautela. Sono stati necessari due cicli e mezzo della manovra- ogni ciclo prevede cinque pacche sulla scapola e cinque compressioni tra i capezzoli- affinchè il bambino, dopo gli insuccessi iniziali, all’improvviso, espellesse il pezzo di cibo che ostruiva la gola. Iniziando a piangere subito dopo. Probabilmente di gioia! Assieme a tutti i presenti che hanno benedetto la prontezza e la bravura di Sabrina, “un angelo in terra per salvare non una, ma più vite. Quella del bambino e quella dei genitori. “Sono tornata al mio tavolo, con le gambe che mi tremavano. Davvero non so dove abbia trovato tutto quel coraggio. Perchè, davvero, ce n’è voluto!”. Sarà stata la mano di Dio, come dicono tutti, o quelle di Sabrina, ma la cosa certa è che la competenza della professionista, che dell’angelo in terra reca persino le fattezze, ha evitato di aggiungere un altro numero al già lungo registro di quelle persone, più di cinquanta ogni anno, che perdono la vita a causa dell’ostruzione delle vie aeree. Di questi la stragrande maggioranza sono appunto bambini il cui soffocamento è imputabile al cibo. Ecco perchè, si raccomanda la giovane Oss, sarebbe bene che tutti acquisissero le competenze necessarie per potere eseguire una manovra di disostruzione. Esistono tanti centri preposti a questo scopo. Che sia per gli altri o per noi stessi, basta informarsi sul più vicino centro abilitato a corsi BLSD o PBLSD ricordando che si può salvare una vita”.































