Caltanissetta – Petizione promossa dalle scuole paritarie dell’infanzia e primarie in Sicilia, rivolta alle famiglie e al personale scolastico. Presto sarà girata al ministero dell’Istruzione e del Merito e
all’assessorato regionale all’Istruzione. L’iniziativa, nel concreto, mira a ottenere l’estensione del buono scuola statale anche ai gradi iniziali del percorso educativo, attualmente esclusi dalla legge di Bilancio 2026.
«L’obiettivo – è stato spiegato dai promotori – è il ripristino di una reale equità nel diritto alla libertà di scelta educativa, compromesso dall’attuale formulazione del buono scuola… Se l’infanzia è esclusa, il diritto è mutilato, questa impostazione crea di fatto bambini di serie B, contraddicendo i principi di equità e la Costituzione”, hanno aggiunto riferendosi sempre alla legge di bilancio 2026 che istituisce un buono scuola nazionale, ma esclude proprio i gradi iniziali del percorso educativo, dell’infanzia e della primaria.
Sotto il profilo numerico, «in Sicilia, il sistema paritario coinvolge 564 scuole dell’infanzia e 200 primarie, per un totale di 764 istituzioni riconosciute… Con una stima prudenziale, l’attuale sistema del buono scuola esclude circa 13.280 bambini, insieme alle loro famiglie e a migliaia di lavoratori… È una discriminazione inaccettabile», hanno rimarcato i referenti, Lia Gumina per Caltanissetta, Tania Arena per Palermo e Donata Minardo per Modica.
Secondo i promotori, «lo Stato investe in media 7.763,91 euro annui per alunno nella scuola statale, contro circa 500 euro per ciascun alunno delle paritarie, nonostante il servizio pubblico da esse svolto. I dati economici sono chiari: se queste scuole chiudessero, lo Stato dovrebbe accogliere 13.280 alunni con un costo superiore a 103 milioni di euro l’anno. Un buono scuola universale da 1.500 euro comporterebbe invece una spesa di circa 20 milioni, con un risparmio di oltre 83 milioni… È una questione di buon uso delle risorse pubbliche».
E hanno concluso rimarcando che «limitare il buono scuola ad alcuni gradi discrimina soprattutto la scuola dell’infanzia, presidio educativo e sociale fondamentale…Il principio del costo standard per allievo, da applicare a tutti, è lo strumento per garantire equità, libertà di scelta e sostenibilità», hanno concluso referenti.































