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Pienone, sabato 25 ottobre a Mussomeli, nella sala delle Adunanze di Palazzo Sgadari, per la presentazione del libro di Salvo Palazzolo “L’amore in questa città”

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Mussomeli – Mussomeli è una comunità che risponde. Questo è il dato. Nel dato. L’altro -dato- invece, è che il lavoro costante e crescente delle associazioni locali, impegnate a vario titolo sul territorio, ha fatto, e fa, sì che il paese di “Petrappagolo”, sempre più spesso, si faccia meta non disdegnata di personalità di spicco della cultura e delle istituzioni. Cosa questa che non è assolutamente un fatto scontato nè dovuto. Ma il segno di una comunità in fermento! Lo scorso sabato, 25 ottobre, la presentazione del romanzo inchiesta del giornalista Salvo Palazzolo, “L’amore in questa città”, ha fatto registrare sold out nella pur capiente sala delle Adunanze del settecentesco palazzo nobiliare locale, delimitato a nord da via Minneci e a sud dal busto di Paolo Emiliani Giudici. Alla presenza dell’autore Salvo Palazzolo, di Palermo, giornalista e inviato speciale del quotidiano “la Repubblica”, attualmente con vigilanza rafforzata per via delle minacce subite; del dirigente generale di Pubblica Sicurezza, nonchè presidente dell’Associazione Nazionale Forze di Polizia, e già questore di Caltanissetta e Agrigento, Emanuele Ricifari, di Roma; del professore Antonino Margagliotta di UniPa, di Cammarata, responsabile del Polo bibliotecario dell’ateneo palermitano. L’evento è stato organizzato e promosso dalle associazioni Fidapa BPW Italy, sezione locale, presieduta da Yosella Schifano, e AttivaMente Insieme APS-ASD, presieduta da Emilia Di Piazza, col gratuito patrocinio del comune di Mussomeli, dell’Unione dei Comuni Mussomeli-Valle dei Sicani, dell’Università degli Studi di Palermo. Un viaggio nella Palermo fascista, negli interstizi del cuore, ha catturato la platea, tutta qualificata, tenendo desta l’attenzione su ogni singolo dettaglio. Laddove la storia di Maria Concetta Zerilli, giovane studentessa del secondo anno di Lettere, si incardina e si scontra con la spietata logica del potere degli anni Trenta, a Palermo. Di cui rimangono le tracce negli altisonanti palazzi pubblici, e non solo, della città. “La storia vera di un omicidio insabbiato dal regime”, scovata dall’autore, che è arrivata a lui lungo un percorso di novant’anni, grazie a due colleghi che, da quell’infausto 1935, si sono passati il testimone. Nino Marino, prima, e Aurelio Bruno, dopo, hanno custodito un segreto, nella consapevolezza che la personalità dirompente di Cetti Zerilli sarebbe sopravvissuta alla censura fascista ma anche alle carte polverose degli archivi che seppelliscono. Nella città delle “parole rubate”, dei mille silenzi, con “un mare così bello da fare male”, fatta anche di tante persone perbene che si sono adoperate, ieri come oggi, perchè Cetti e l’altra vittima sacrificale avessero giustizia. In qualche modo. L’abilità del narratore Palazzolo ci restituisce un racconto che tocca le corde del cuore e vi rimane. Perchè Cetti travolge, ancora oggi, con le sue lettere che parlano d’amore, di gioia di vivere. Il cold case, il racconto di un duplice omicidio che paradossalmente trasuda vita, in cui i fatti veri, riportati attraverso i documenti ritrovati, si confondono nella narrazione sapientemente romanzata di chi della città “cannibale” ne fa pane quotidiano . Una città ancora oggi irredenta, che urla il dolore di un’altra mamma orfana del proprio figlio, che, dalla sua bara bianca, grida giustizia davanti ai cancelli di un carcere. La città in cui Vincenzo Agostino è morto con la sua barba bianca, silente, come i passi di Felice Zerilli che aprono la (in)felice narrazione del romanzo. La città, “questa città” puntualizza Palazzolo, dove forse è arrivato il tempo dell’indignazione collettiva! “Ecco perchè è importante fare comunità” ha esortato i presenti l’autore, manifestando apprezzamento per la vivacità percepita dall’una parte e dall’altra. L’evento si è aperto sulle note de “La canzone dei vecchi amanti” di Franco Battiato nella versione rivisitata dalla siciliana Delia Buglisi, che ha fatto da traccia alla coreografia della Scuola di danza Arabesque di Alessandra Alfano. Una performance cucita sulla storia dell’amore fatale di Cetti pensata da Alessandra Alfano e Veronica Cappalonga, messa in scena da due giovanissime allieve, Francesca Antinoro e Carola Marcelli, che ha emozionato la platea, facendo rivivere Cetti, nel pathos di un passo di danza, intrico di due corpi che sono corpo e anima, duri a staccarsi nel brivido di una fine ingiusta. All’interno dell’allestimento scenico in cui le sculture a tema dell’artista ennese Mario Termini si sono fatte tutt’uno con la storia. Poi, dopo i saluti istituzionali del sindaco di Mussomeli, onorevole Giuseppe Catania, e della presidente Fidapa, ha avuto inizio il dibattito sottoforma di talk, moderato da Emilia Di Piazza, firma nota di Castello Incantato, e animato dagli interventi degli ospiti già citati che, a vario titolo, sono intervenuti sul tema del libro fra ieri e oggi. Ognuno ha toccato una corda, da professionisti che l’arte oratoria la maturano sul campo, giorno dopo giorno. Attimi di commozione quando Palazzolo ha ricordato Piersanti Mattarella, strappando un lungo e sentito applauso alla sala. A conclusione, l’intervento della segretaria della locale sezione Fidapa, la docente Josella Mistretta, ha espresso le proprie acute impressioni sul romanzo. L’intervento dell’onorevole Vincenzo Giambrone di Cammarata, amico di un personaggio chiave della stotia, è stato il valore aggiunto della serata, una sorpresa che l’autore ha particolarmente gradito. Dove verità e verosimiglianza ancora una volta si sono sfidate sul piano del confronto. Claudia Falletta, vicepresidente Fidapa e socia di AttivaMente Insieme, e Maria Carmela Pitonzo, socia Fidapa, già segretaria esecutiva, hanno allietato con le letture scelte. Hanno concluso con i loro interventi, Mario Termini, Alessandra Alfano e il presidente dell’Unione dei Comuni Mussomeli-Valle dei Sicani, nonchè sindaco di Bompensiere, da sempre molto sensibile al tema della violenza di genere. Che ha parlato alle socie presenti, Yosella Schifano, Claudia Falletta, Alessandra Romano, Ilaria Sparacello, Josella Mistretta, Maria Carmela Pitonzo, Giacinta Marchione, Liliana Genco Russo, Paola Messina, Simona Padalino per Fidapa; Fabiola Nicastro, Claudia e Maria Josè Falletta, Alessandra Romano, Linda Pillitteri, Adriana Palmeri, per AttivaMente Insieme. Non sia mai che da un piccolo centro del sud del Sud non possa partire un progetto per Cetti, affinchè quel violino muto possa tornare a intonare il canto libero di Cetti e di tutte le donne silenziate de(a)lla storia. Dai silenzi di tutte quelle assenze eccellenti, le istituzioni, che della violenza sulle donne ne fanno appena appena la retorica del 25 novembre, una battaglia combattuta con le tanto sterili quanto ridicole, disquisizioni grammaticali, a suon di asterischi, sigle impronunciabili e cacofonie di genere. E che poi quando c’è da fare rete, nelle arene della comunità, e non nei palazzi del potere, eroicamente si smaterializzano. Ecco perchè poi non risultiamo credibili! Su undici comuni facenti parte dell’Unione -Mussomeli, Bompensiere, Acquaviva Platani, Campofranco, Marianopoli, Sutera, Montedoro, Milena, Cammarata, Casteltermini, San Giovanni Gemini- erano presenti, col loro primo cittadino, solo Mussomeli e Bompensiere. Neanche Cammarata che pure ha un posto di primo piano in questa storia! Non un vicesindaco che potesse sopperire al peraltro comprensibile impegno del sabato pomeriggio di un sindaco, non un consigliere, non un assessore, nell’una e nell’altra accezione grammaticale. Sindachesse, consigliere e assessoresse, il vacuum totale. Se l’impegno non parte dalla politica, ma dove vogliamo andare? Ancora un dato che parla da solo… che la dice lunga e la dice tutta… “non ci sono soldi” questo lo si sapeva già. Oggi aggiungiamo che non c’è neanche la presenza. Amen!

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