Messina – È ancora la questione ponte sullo stretto a infiammare il dibattito politico. Passando per un presunto indice di gradimento tra la popolazione particolarmente ridotto – su cui ha posto l’accento il senatore M5S Pietro Lorefice – a un raffronto costi-ricavi che renderebbe l’opera in qualche modo “antieconomica”, almeno così come emergerebbe dalla proiezioni sugli ipotetici introiti, con un periodo di trent’anni per rientrare nelle spese. Questa è la stima secondo il centro studi di Unimpresa.
Sono gli ultimi aspetti di una tematica che sta spaccando sempre più i due fronti, quello del sì e quello del no alla realizzazione della mega opera per unire Sicilia e Calabria.
«Mentre Salvini continua a monologare nella sua eco-chamber, nella vita reale meno di un italiano su tre vuole il Ponte sullo Stretto… e non lo dice l’opposizione, lo dicono gli italiani», è sbottato Lorefice.
«Secondo l’ultimo sondaggio Demos, solo il 28 per cento del campione nazionale si dichiara favorevole all’opera… un esecutivo degno di questo nome dovrebbe rappresentare la volontà dei cittadini, non essere totalmente slegato dai loro bisogni. Se il governo insiste per la sua strada, è evidente che non ascolta il Paese», ha aggiunto.
Quanto all’aspetto economico, sempre secondo Unimpresa, l’opera – con un investimento previsto di tredici miliardi di euro per la realizzazione – potrebbe dare vita a ricavi annui nell’ordine degli oltre cinquecento milioni, fino a ottocento milioni di euro. Numeri che si basano su calcoli di flusso veicolare previsto, con un pedaggio per le auto di dieci euro e di venti per i mezzi pesanti, oltre al traffico ferroviario.





























