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Separazione delle carriere dei magistrati, la presidente Motta: «Forte perplessità sulle riforme… non ne vediamo i benefici

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Caltanissetta – Perplessità, e non poche, sulla separazione delle carriere dei magistrati. A esprimerle, un po’ come in tutti i ventisei distretti d’Italia, è stata la presidente della corte d’Appello di Caltanissetta, Domenica Motta.

«Nell’assoluta consapevolezza della divisione dei poteri dello Stato voluta dalla Costituzione -ha scritto tra le pieghe della relazione per l’inaugurazione del nuovo anno giudiziario –  questo Distretto nutre forte perplessità sulle riforme a venire, non essendo dato cogliere con immediatezza in che modo il testo di legge costituzionale oggetto di prossimo referendum, possa dare un input alla velocizzazione dei processi, possa migliorare la qualità delle decisioni, possa sopperire a carenze di risorse e di mezzi, possa fare da contraltare a normative incompiute e ad un legiferare che già da anni appare claudicante, farraginoso e poco sistematico».

E proseguendo «o ancora – a tutto beneficio della giurisdizione – possa superare vuoti legislativi in tema di diritti personalissimi che non è più possibile accettare… evidente è il riferimento al fine vita, laddove alla sofferenza di chi sta per lasciare questa vita, al dolore dei suoi familiari, alla forte crisi di coscienza in cui si trovano ad operare medici seri e responsabili si contrappone un’inerzia legislativa, che non è stata minimamente scossa nemmeno dal monito, già di qualche anno fa, da parte della Corte Costituzionale».

Secondo la stessa presidente «è più intuitivo pensare che il nuovo intervento legislativo voglia, nel suo complesso, ridisegnare la figura di un nuovo magistrato, di cui però non è dato minimamente apprezzare le ricadute positive sul lavoro quotidiano nelle aule dei tribunali e, in ultima analisi, su chi da quel lavoro aspetta una risposta di giustizia».

Con uno sguardo al possibile futuro scenario, la stessa presidente Motta ha osservato come «non è facile comprendere quale sarà nel futuro il nuovo volto e il nuovo modo di procedere dei pubblici ministeri, posto che non sembra convincente che la riforma – di natura costituzionale – sia sorta unicamente dall’esigenza di escludere ogni passaggio dalla magistratura requirente a quella giudicante, laddove, allo stato, questo ha riguardato – e peraltro a condizioni ben precise – solo un numero sparutissimo di magistrati o, ancora, che la riforma sia nata dall’esigenza di spezzare ogni rapporto tra pm e giudici al fine di evitare l’appiattimento dei secondi alle richieste dei primi, e ciò in quanto tale appiattimento o rischio di appiattimento è ictu oculi escluso».

Da qui l’analisi secondo cui «ancora meno facile è immaginare il nuovo volto dei due Csm disegnati dal legislatore – con evidente dispendio di risorse pubbliche – e il nuovo modo di procedere di ciascuno degli stessi, se non quello più che intuibile di allontanare, anche sotto tale profilo, il pm dalla cultura della giurisdizione sino ad adesso comune con la magistratura giudicante e quello, certo, che si tratterà di organi formati da togati privi di legittimazione elettiva e, per contro, da laici filtrati da una maggioranza politica…  Per contro – ha concluso – è più facile pronosticare che il magistrato degli anni futuri sarà un

magistrato più timoroso e inevitabilmente più burocratico».

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