Home Cronaca Sequestrato a Mussomeli per il riscatto, chieste due condanne 

Sequestrato a Mussomeli per il riscatto, chieste due condanne 

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Mussomeli – Sono accusati di avere sequestrato il figlio di un funzionario di polizia iracheno, chiedendo un riscatto di 460 mila dollari per la sua liberazione. È questa la contestazione per cui la procura, ha chiesto la condanna nei confronti di due imputati a giudizio con il rito abbreviato, subordinandolo all’audizione di due testi informati sui fatti.

Chiesti 16 anni e 8 mesi per il trentenne di Mussomeli, Roberto Mantio e 20 anni per il sessantaquattrenne di origini piemontesi Massimo Cusin – assistiti dagli avvocati Giuseppe Dacquì e Ruggero Mancino – mentre un terzo presunto coinvolto è ancora irreperibile.

Sequestro di persona a scopo di estorsione, le accuse che pendono sul loro capo perché avrebbero rapito

un giovane di nazionalità irachena, figlio di un funzionario di polizia nel suo Paese d’origine, con l’obiettivo di chiedere soldi per il suo rilascio.

Sarebbe stato attirato a Mussomeli con la promessa di un lavoro che, poi, si sarebbe rivelata soltanto un tranello. Una volta giunto a destinazione, con il pretesto di offrirgli ospitalità lo avrebbero condotto in un’abitazione dove sarebbe stato imprigionato.

Il giovane sarebbe stato bendato e legato e poi bloccato con una catena di ferro fissata a un gancio nel pavimento. Puntandogli una pistola alla testa lo avrebbero costretto a contattare il padre, in Iraq , per chiedere il pagamento del riscatto. In caso contrario, sarebbe stata la minaccia, lo avrebbero ucciso.

Ma pochi giorni dopo il giovane è riuscito a liberarsi dalla catena, scappando sul tetto dell’edificio. La sua presenza è stata notata da abitanti della zona che hanno subito avvertito i carabinieri. Il resto lo hanno fatto le indagini.

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