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Taroccavano i biglietti autostradali per intascare i pedaggi della A20: sospesi cinque esattori del Cas e un tecnico

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Palermo – Il sistema era quello della cresta sui pedaggi. Taroccando i biglietti dei pedaggi con importi inferiori rispetto a quanto realmente pagato dagli automobilisti che passavano dal casello autostradale. E avrebbero intascato la differenza. Questa il sistema con cui avrebbero fatto quattrini con i pedaggi lungo l’autostrada A20 Messina-Palermo.

Ora sono scattate sei misure cautelari interdittive eseguite dalla polizia stradale di Palermo nei confronti di cinque dipendenti del Consorzio autostrade siciliane e del dipendente di una ditta privata, accusati di peculato. Il provvedimento – emesso dal gip di Termini Imerese, Irina Cirincione su richiesta della procura – ha disposto la sospensione lavorativa per sei mesi nei confronti di cinque agenti tecnici esattori in servizio ai caselli autostradali di Buonfornello e Cefalù, lungo l’autostrada A20 Messina-Palermo. La stessa misura interdittiva, sempre per sei mesi, è scattata pure per un dipendente della società privata che si occupa della manutenzione della rete informatica degli impianti di esazione. Secondo gli inquirenti sarebbe stato complice di altri due indagati in almeno trentatré episodi.

L’indagine, curata dalla polizia di Buonfornello, è scattata sull’onda di una denuncia presentata dallo stesso Cas, che aveva riscontrato gravi anomalie e, in particolare, una netta sproporzione tra i transiti di mezzi registrati e gli incassi effettivamente versati alla cassa dell’ente nei punti di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. Attraverso intercettazioni ambientali e videoriprese effettuate sia all’interno che all’esterno dei gabbiotti di riscossione, gli investigatori hanno documentato un meccanismo ripetuto e consolidato attraverso cui gli indagati avrebbero intascato somme versate dagli automobilisti tra il novembre 2025 e il gennaio scorso.

Il sistema sarebbe stato semplice. Secondo la polizia stradale, era attuato ritirando biglietto autostradale e i soldi contanti pagati dagli automobilisti, evitando però di inserire il titolo originale nel ricevitore di pista per la contabilizzazione. I casellanti lo avrebbero sostituito  con un biglietto preparato prima con un importo inferiore, spesso di pochi centesimi, per poi smagnetizzare il ticket originale con una spillatrice e gettarlo nel cestino, trattenendo la differenza del pagamento.

Per intascare più soldi, in alcune circostanze gli indagati avrebbero anche disattivato volutamente le corsie dedicate al pagamento automatico, forzando la chiusura della sbarra e attivando il semaforo rosso, così da fare transitare più mezzi dalle proprie postazioni.

Complessivamente sono stati contestati una sfilza di episodi , che vanno da un minimo di 13 fino a toccare quota 103 e 108 di singoli casi di peculato, per cifre singole oscillanti tra i sette e i quindici euro. Che, tradotto, in un arco temporale di tre mesi hanno fruttato ai singoli indagati somme comprese tra i cento e gli ottocento euro.

Nel provvedimento il Gip ha sottolineato come «le condotte accertate rappresentino un segmento di un consolidato metodo di operare, caratterizzato da una disinvoltura che avrebbe consentito nel tempo l’appropriazione di ingenti somme». Tutti gli indagati al cospetto del gip si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

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