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Tony Morgan, l’icona anni ’80, a Mussomeli per il suo prossimo film

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Mussomeli –  Ebbene sì sarà proprio la capitale del Vallone, il set del prossimo film di Tony Morgan. Siciliano di S.Agata di Militello, inguaribile hyppie dal ricciolo biondo ribelle, il regista della più classica commedia all’italiana ha fatto tappa da SG Prodaction, di Salvatore Giardina, amico prima che partner di scena. Con Morgan, Salvatore ha già partecipato come attore nel film “8 euro”. Ora, fresco di debutto imminente, poichè il 21 e 22 maggio a Cittadella, provincia di Padova, uscirà “Bacio”, Morgan ci racconta delle sue emozioni… di oggi e di ieri. Un destino comune a tanti giovani, quello del siciliano “sfigato” che lascia la propria terra a bordo di niente e pronto a cavalcare l’onda della fortuna. Oltre lo Stretto il varietà dell’avanspettacolo e in tasca neanche il biglietto. Solo fame e caparbrietà. “Ogni volta che scrivo un film, mi emoziono molto, perchè immagino come possa vivere la gente che ha dei problemi. E scrivo per emozionarmi”. Povertà, solitudine, bullismo, ostentazione di sè, tanti i temi delle sue pellicole e tutti di scottante attualità. Dal già citato “8euro” a “La Panchina”, passando attraverso “Il Giornalista” e “Il papà della miss”. Senza tralasciare “SOLO il coraggio di non farlo” dove si sbatte contro la piaga -sempre più preoccupante- del suicidio. “Il vigliacco” salvato dall’extrema ratio da un deus ex machina che in definitiva è nient’altro che l’anima amica, l’affetto più caro che, con struggenti parole di emozione e semplicità, riesce toccare le corde di quelle anime più sensibili, pertanto votate alla sofferenza in un mondo che della cosiddetta retorica del forte ne ha fatto un’ideologia nella sostanza. L’amore la cura che salva. Eppure non c’è denuncia nelle storie del regista che ha toccato i mostri sacri del set cinematografico -Manzina, Monicelli, Tarantino, Celentano, solo alcuni nomi- ma solo il dovere di parlare della realtà così com’è! Da Mussomeli partirà un messaggio sociale di grande importanza che “per scaramanzia” l’autore si riserva di rivelare solo a cose fatte. “A scuola ero un bastardo. Lo sfigato poco credibile che imitava tutti e che rimaneva solo mentre gli altri andavano con le ragazze. I sogni correvano. Partivano gli analfabeti. Dormii alla stazione per venti giorni e poi il debutto al Volturno. Solo perchè avevo rotto la testa al direttore per fare il provino. Alla fine salii sul palco -affamato!- e divorai il pubblico. Al ‘ci vediamo lunedì’, un pianto liberatorio si impossessò di me. Sono passati 50 anni e sono qui a raccontarla”. E poi ai giovani “staccatevi dalla famiglia e rimboccatevi le maniche perchè nulla è dovuto. La realizzazione di se stessi prima di tutto, il bisogno di dimostrare è solo una grande perdita. Buttiamo giù il cellulare e riprendiamo a vivere col corpo e con le emozioni!”.

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