Home Cronaca «Ucciso perché guidò la lotta anti caporalato», un test riconosce tre indagati

«Ucciso perché guidò la lotta anti caporalato», un test riconosce tre indagati

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Caltanissetta – Un testimone avrebbe tre dei sospetti assassini tutti insieme in auto poco prima del delitto. Un quarto, in macchina con loro, non lo avrebbe riconosciuto.

A sostenerlo è uno dei testi ascoltato in incidente probatorio tra le pieghe dell’inchiesta per l’uccisione di un giovane che si sarebbe in qualche modo ritrovato al centro di una battaglia anti caporalato.

Il delitto in questione è quello del trentaduenne Adnan Siddique, accoltellato la notte del 3 giugno scorso in un appartamento nel cuore del centro storico nisseno.

Uno dei testi sentiti dal gip Gigi Omar Modica ha sostenuto di avere visto tutti insieme su un’auto il trentunenne Muhammad Nawaz, il trentaduenne Shujaat Alì e il ventisettenne Muhammad Shoaib – assistiti dagli avvocati Massimiliano Bellini, Vanessa  Di Gloria e Salvatore Baglio – tre degli otto arrestati  – gli altri sono assistiti dagli avvocati  Giuseppe Dacquì, Manuela Micale, Riccardo e Dario Miccichè – per l’uccisione del pakistano che s’era schierato al fianco di suoi connazionali sfruttati nelle campagna da altri pakistani che avrebbero fatto da intermediari con imprenditori agricoli di pochi scrupoli.

Lo stesso testimone ha asserito di conoscere bene Alì e Shoaib, mentre l’altro lo avrebbe visto, in precedenza una sola volta.

Un altro teste ancora ha sostenuto di essersi  sentito troppo “esposto” dopo che insieme a un altro amico hanno curato ogni aspetto del funerale di Siddique e il trasferimento della salma in patria. E ancor prima organizzando con altri pure una fiaccolata a Caltanissetta in memoria di Adnan. Familiari di uno degli arrestati – secondo il suo racconto – avrebbero tentato di mettersi in contatto con lui.

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