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«Un impero economico costruito trafficando droga sotto l’ala di cosa nostra», sequestrati beni per un milione a un imprenditore nisseno

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Un impero economico imprenditoriale costruito trafficando droga sotto l’ala di “cosa nostra”. Beni per un valore di oltre un milione di euro, quelli che ora sono stati sequestrati, appartenenti a un imprenditore ritenuto vicino a esponenti mafiosi o intestati a suoi familiari.

Lui , un quarantanovenne, che, negli anni, ha subito diversi procedimenti penali per droga, danneggiamenti ed estorsioni aggravati dall’avere agevolato la mafia. Procedimenti che poi, per la maggior parte, si sono conclusi con la sua condanna.

Il provvedimento, su proposta del procuratore e del questore di Caltanissetta, è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Caltanissetta ed eseguito dalla polizia nissena e da uomini della direzione centrale anticrimine del dipartimento della pubblica sicurezza di Roma.

In totale i sigilli sono scattati per quattro immobili, due a Caltanissetta e due nelle Marche, per una società di commercio e noleggio di auto, un’impresa individuale di tabacchi con ricevitoria del lotto, due bar e dieci rapporti finanziari tra banche e poste.

Gli inquirenti hanno ipotizzato che i flussi di denaro scovati sui conti correnti dell’imprenditore e dei suoi familiari possano essere legati ad attività illecite ed evasione fiscale, intestando peraltro beni a suoi familiari nel tentativo di eludere misure patrimoniali.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, negli anni – in particolare dal 2005 in poi – aveva tirato su un consistente patrimonio immobiliare.

Ma sarebbe emerso un forte squilibrio tra redditi dichiarati e i suoi possedimenti. E un tenore di vita, suo e dei suoi familiari, decisamente al di sopra rispetto alle disponibilità dichiarate al fisco.

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