Mussomeli – Panico a bordo del volo FR2719, di una delle più grandi compagnie aeree low-cost in Europa, in partenza da Verona alle ore 00:15 di mercoledì 21 gennaio e diretto a Palermo. , durante la fase di atterraggio (previsto per le ore 01:50) che è stato ore 02:05. A bordo del boeing incaricato di traghettare i passeggeri dall’una all’altra sponda dello strivale, due note imprenditrici locali, Claudia Falletta e Tiziana Calà, rispettivamente 45 e 50 anni, di ritorno da un viaggio di lavoro in Veneto. Un disagio annunciato, già a partire dall’incertezza del decollo, come si vociferava nei corridoi dell’aeroporto “Valerio Catullo”, fra voli annullati e altri dirottati, a Roma o Trapani. Fino a quel momento, il male maggiore si prefigurava una notte nella capitale, men che meno a Trapani, che sempre a casa in qualche modo si è. “Sarebbe stato meglio annullarlo!” Riferiscono le due imprenditrici, titolari di un noto negozio di articoli per la casa nella centralissima via Palermo -socie in affetti e in affari- all’indomani dello scampato pericolo. Ma le cose in corso d’opera sono andate in maniera diversa dal previsto. L’aereo alla fine è partito, con 2 h e 40 minuti di ritardo e, nella fase di crociera, tutto sommato, nessun problema. Ma, subito dopo l’annuncio del pilota che comunicava il tentativo di atterrare -e già il “tentativo” la dice lunga! (ndr)- una pioggia violenta si è abbattuta sul velivolo, facendolo traballare in balìa di annesse turbolenze, sopraggiunte a complicare le cose. Fu così che le parole del pilota appena pronunciate hanno assunto il carattere del “va bè … abbiamo scherzato”. Peraltro gli atterraggi a Palermo si sa che sono sempre delicati. A maggior ragione in condizioni meteo decisamente avverse. Fra nausee diffuse e malcelata paura, il pilota inverte la manovra e, invece di atterrare, riprende quota. Fra lo smarrimento e la preoccupazione dei passeggeri. Che, a quel punto, cominciano ad interrogarsi seriamente su quale sarà la loro sorte. Ovverosia di che morte morire! Arriva in soccorso alla paura, quale unica consolazione, la statistica che ci consegna l’aereo quale mezzo di viaggio più sicuro. Fino a che tutto va bene. Ci permettiamo di chiosare alla casistica! Intanto, il pilota aggiorna i malcapitati che il primo tentativo di atterraggio non è andato a buon fine e si riserva di riprovarci. Segue il quarto d’ora “in aria” più lungo della propria vita, con tutto l’alveo delle ipotesi che si affastella nella mente di ogni passeggero. Cinture allacciate, spenti i dispositivi il cui uso è consentito nelle fasi di crociera, dismessi i panni del viaggiatore free di una delle compagnie più rumorose e festose dei cieli d’Europa, si attende con ansia il verdetto, e si prega di poter passare la notte a terra, preferibilmente sani e salvi. E, tutto sommato, fra imprevisti che potevano essere previsti, superate le turbolenti turbolenze del mare e delle montagne di Palermo, finalmente, dopo averci riprovato, si tocca terra. Nel panico e nell’incredulità generale. Per la discesa dall’aereo, si adottano le misure di sicurezza, nel senso che i passeggeri si fanno scendere uno ad uno, per via del vento fortissimo che “faceva paura. Al punto che bisognava tenersi con due mani”. Altro che bagaglio a mano! “Il vento ti potava” riferiscono sempre le due cognate, tutto sommato fortunate, che, a conclusione di un tragico mercoledì di inizio anno, se ne sono uscite con un innocente dolore alle gambe e qualche mal di stomaco. Intanto che si chiedono se sia stata la camminata fra gli stend o la tensione in volo. E che sarà mai?!!! In fin dei conti tutto bene quel che finisce bene. Quando finisce bene, appunto… Rimane tuttavia legittima la considerazione che il danno si poteva evitare, agendo di prudenza come è stato fatto a Catania dove l’aeroporto è stato chiuso. Del resto, confidare in un miglioramento delle condizioni meteo, stando alle previsioni, appariva pretesa più insensata che inesaudibile!.































