Caltanissetta – In aula, il primo teste, un funzionario di polizia, s’è soffermato sulle intercettazioni che sono state poi alla base delle indagini su spettacoli e presunte mazzette. Intercettazioni che, peraltro, in udienza sono state subito al centro di divergenze tra accusa e difesa, legate alla possibile inutilizzabilità sollevata dai legali. Sono le “captazioni” che hanno trascinato sotto processo l’ex parlamentare regionale di FI, Michele Mancuso e il suo stretto collaboratore, Lorenzo Tricoli (assistiti dagli avvocati Alberto Fiore e Michele Ambra), sul banco degli imputati per essere giudicati con il rito immediato custodiale chiesto dalla procura di Caltanissetta.
Mancuso è chiamato a rispondere di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. Contestazione che il gip, ma solo ai fini della misura cautelare, aveva riqualificato in corruzione per l’esercizio della funzione. Tricoli è stato tirato in ballo per corruzione e truffa aggravata.
E sull’ammissione di alcune intercettazioni raccolte durante le indagini, il tribunale presieduto da Giuseppina Chianetta ne ha respinte alcune, mentre su altre si è riservato.
Mancuso è accusato di avere intascato una bustarella di 12 mila euro per avere favorito l’associazione Asd Genteemergente, che fa capo a Tricoli. In particolare, l’ex deputato – secondo il teorema dei pubblici ministeri Piera Anzalone e Vera Giordano – avrebbe fatto ottenere in extremis un contributo straordinario della Regione alla stessa associazione. Qualcosa come 98 mila euro per organizzare spettacoli musicali nella provincia di Caltanissetta.
E Tricoli, sempre per i magistrati, sarebbe stato il corruttore. Contestazione che ha accomunato la sua posizione a quella dei nipoti, Ernesto e Manuela Trapanese, al marito di lei, Carlo Rizioli, tutti della Genteemergente, così come l’imprenditore Giovanni Ferraro. Tutti accusati di corruzione. L’imprenditore Eugenio Bonaffini, socio di Ernesto Trapanese, invece, deve rispondere di truffa ai danni della Regione. Sullo sfondo una fattura, ritenuta pompata, da quarantonovemila euro per giustificare spese che, per i pm, sarebbero state fantasma.
Nei loro confronti, assessorato regionale al Turismo, presidenza della Regione e Ars (assistiti dall’avvocato Giuseppe Spina) si sono costituiti parti civili.
Ad aprire l’istruttoria dibattimentale è stato il funzionario di polizia Filippo Cozzo che s’è soffermato su intercettazioni che guardano alla parte dell’inchiesta legata alla truffa alla Regione.































