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Dopo settant’anni, la statua della Madonna della Catena torna nella cappella del castello di Mussomeli.

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Mussomeli –  Dopo circa settant’anni, la statua della Madonna della Catena col Bambino torna nella cappella palatina del castello di Mussomeli. Il progetto, portato avanti dall’architetto mussomelese Giuseppe Maria Spera, e fortemente voluto dal compianto ragioniere Sebastiano Misuraca -imprenditore già noto alla cronaca nazionale per avere liberato, nel 2020, lo stesso castello da un ecomostro che ne occultava, in parte, la bellezza e la visibilità- ha visto la sua epifania lunedì 31 agosto, nella benedizione solenne di padre Liborio Franzù, al cospetto di una straordinaria partecipazione popolare.
Dopo circa settant’anni, il simulacro della Madonna della Catena col Bambino, è tornato ad abitare, in forma di copia fedele all’originale 1:1,  le volte a crociera costolonate di quella meravigliosa architettura che è la cappella del castello di Mussomeli. Così come ce l’hanno consegnata e restituita i restauri dell’ingegnere Ernesto Armò del 1910 e i successivi dei primi anni del 2000.
“… in quei secoli pieni di misticismo e di sacro terrore per i minacciati fulmini del Cielo, quel luogo accomunava tutti, signori e vassalli, padroni e servi, ricchi e poveri, in una stessa fede, in una stessa preghiera, e dinnanzi alla suprema maestà di Dio, si temperavano le disuguaglianze sociali”, questo il passo del Sorge del primo volume “Mussomeli” che ci restituisce la valenza storica, e tutta di fede, di quello che oggi è indagato, probabilmente solo con l’occhio vigile, della ricerca storico-artistica.  Ma la fede, quella è un’altra cosa. E’ quella che sempre al massimo storico del paese fece scrivere di Mussomeli come di “un popolo che non ha vissuto se non per i suoi Santi e per le sue Madonne”. E, infatti, lunedì c’è stato popolo. Il popolo di Mussomeli, e non solo, fedele e attaccatissimo alla sue tradizioni e ai suoi culti.
Di quell’oggetto di devozione popolare se ne erano perse le tracce, dopo il secondo dopoguerra. Una “vacatio” che ha alimentato le più fervide suggestioni circa il movente della scomparsa. La risoluzione del rebus, tuttavia, è stata ben poca roba a fronte di tante curiose leggende e dicerie che avevano virato persino al mercato clandestino. Oltretutto, la qualità materiale e artistica della scultura è davvero modesta. Cosa questa che mette tutti d’accordo, critici e studiosi, antichi e moderni. E niente … semplicemente …  i Lanza, quali ultimi proprietari del maniero medievale, la portarono via. La statua. Avendone il diritto. Anzi, l’hanno pure custodita e preservata dall’incuria in cui era incappata durante tutta la prima metà del secolo breve. Il Novecento, per capirci! Che, di fatto, ce la consegna monca e col Bambino acefalo.
Di quella scultura primitiva, di autore ignoto, datata 1515,  ad oggi, si sa che è in alabastro e che fu realizzata durante la signoria dei Campo, precisamente mentre signore della terra era D. Francesco Campo, secondo Barone di Mussomeli che governò il paese e il castello, ormai storicizzati “di Manfredi”, dal 1486 al 1529. Figlio di D. Pietro Campo, primo Barone di Mussomeli, e di Donna Isabella Castellar. Al tempo in cui Mussomeli conobbe massimo splendore.
La Vergine col Bambino ha dimorato nella cappella al piano nobile del castello, per più di quattrocento anni, solo in tempi relativamente recenti, se ne erano perse le tracce, ma non la memoria popolare.
E proprio su quelle tracce perdute si è messo l’architetto Spera che pare essersi trovato al posto giusto nel momento giusto. Ovverosia in quel di Catania, in compagnia di suo zio, lo stimato pneumologo Nino Mistretta, che -riferisce Spera- era a conoscenza della nuova sede del simulacro mariano.
Ebbene, la prima rivelazione a cura della stampa, sul cold case locale … “dove si trova la madonna… ?” risale al 2019, quando si dà notizia dell’avvenuto ritrovamento, ma si mantiene il riserbo sul luogo. Qualche anno dopo, o meglio qualche anno fa, nel 2024, sempre nelle nostre pagine, si è resa pubblica l’attuale collocazione della statua presso l’ex biviere di Lentini, all’interno di una chiesetta che ricade in una proprietà privata della famiglia Borghese che, per ramo materno, annovera una discendenza Lanza, il principe Giangiacomo Borghese e sua moglie Virginia. Attualmente custodi della statua di Mussomeli ubicata in un angolo della navata unica della chiesetta in cui si trovano le spoglie mortali della nonna del principe. Una Lanza, appunto, venuta a mancare pochi anni fa, una Lanza che ha espresso desiderio di essere sepolta, proprio vicino al simulacro di quella Vergine diafana, un poco bistrattata in quanto a critica, come abbiamo detto prima. Eppure parecchio venerata!Di fatto, il volere dell’architetto Spera e il mecenatismo del signor Misuraca miravano ad un “ritorno in carne ed ossa” della madonna. Un ritorno per cui il signor Misuraca si era dichiarato disposto a sostenere le spese relative all’acquisto. Poichè, in prima battuta, pare che il principe romano si fosse dichiarato disponibile ad una trattativa. Certo -ci viene da chiederci- su quali criteri si sarebbe impostata una stima economica del manufatto- ma, ad oggi, il problema non si pone più. Poichè, una volta abbandonata “la via del ritorno”, si è optato per una riproduzione in resina. E l’analisi dei costi ha seguito benaltra  strada.
Il progetto è stato, ancora una volta, sostenuto dalla famiglia Misuraca, dalla signora Lina e dai figli, Daniele ed Alessandro                che, con la compostezza e la riservatezza che gli sono propie, hanno presenziato alla cerimonia di lunedì, dove neanche l’afa ha scoraggiato la partecipazione di massa.
Si è iniziato dalla scuderia del castello con un seminario informativo, accreditato per l’erogazione di tre crediti formativi per gli architetti della provincia di Caltanissetta, alla presenza del sindaco di Mussomeli, Gianluca Nigrelli, del suo vice e già sindaco, Giuseppe Catania, degli assessori Maria Bonomo, Yosella Schifano, Rosalia Morreale, del comandante della Compagnia dei carabinieri di Mussomeli, capitano Lorenzo Pallotta, del vicebrigadiere Daniele Giarratana, dell’appuntato Luigi Catania, del comandante della guardia di finanza di Mussomeli, luogotenente Salvatore Maurizio Imbesi, e consorte.
Dopo i saluti del sindaco, dell’assessore alla Cultura, Maria Bonomo, della presidente dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della provincia di Caltanissetta, Rosa Galiano, ha introdotto i lavori Emilia Di Piazza, giornalista e presidente di AttivaMente Insieme, poi Spera ha tenuto la sua lectio conducendo il numeroso e attento pubblico lungo i meandri di un giallo tinto di rosa.
Dal ritrovamento al ritorno, passando per illazioni, supposizioni, montaggi fotografici di inizio ‘900, e, in mezzo arte, storia, culto, memoria e tradizioni. Quello che, insomma, custodisce l’anima di una comunità.
L’evento è stato organizzato e promosso dall’associazione di promozione sociale e sportivo-dilettantistica AttivaMente Insieme, per iniziativa dell’architetto Spera, col gratuito patrocinio del comune di Mussomeli e dell’Ordine degli architetti di Caltanissetta.
Il nostro articolo di due anni fa sull’argomento, titolava “Quei curiosi legami spezzati con la statua della Madonna della Catena”. Ebbene, se quei “legami spezzati”, ad oggi si ricuciono, pur mettendoci, una pezza, questo lo dobbiamo al miracolo della comunità. Che ha unito l’intraprendenza e un pò di sana follia di un architetto con la passione per l’arte e il mecenatismo di una famiglia facoltosa che non disdegna mai di sostenere le buone iniziative locali. La lungimiranza di un’amministrazione che non pone ostacoli al sostegno concreto del terzo settore, ovvero le associazioni che, assieme al pubblico, sono l’anima degli eventi … “un paese ci vuole, fosse anche per il gusto di andarsene un giorno o l’altro”. Alla fine, forse, sono proprio quei “curiosi legami” che tanto ci stanno stretti a fare grande il vissuto della comunità.
Una insuperabile lezione di senso civico, quella di lunedì. Laddove si distrugge, secondo mille accezioni, da qualche parte, in questa dolce Sicilia decadente, si rimette in piedi il passato. Con l’auspicio che sia un simbolo di rinascita e che le nuove generazioni possano raccoglierne il testimone.
L’architetto Spera ha esordito la sua presentazione dicendo che “non avrebbe parlato di storia”, e, invece, vivadio, si è parlato di storia. Finalmente. Senza volere togliere colore al folcrore. Dopo la conferenza, con grande emozione corale, è stata svelata e benedetta la nuova statua in resina, realizzata da maestranze locali, Cettina Sola ha lavorato la resina su rilievo 3D eseguito daCamillo e Fabrizio Vullo.
L’evento è stato ampiamente documentato dagli scatti di Salvatore Catalano e Giovanni Mancuso, a cui, peraltro, si deve l’avvenuto esproprio del castello alla famiglia Lanza, in favore del comune di Mussomeli che oggi ne è proprietario.
Dal 2016 l’altare della cappella, disadorno dopo tanti anni, è stato sormontato da un’icona di Maria Vergine donata dal Rotary Club di Mussomeli-Valle del Platani, allora presidente il ragioniere Pino Corbetto, per iniziativa della dottoressa Liliana Genco Russo, allora responsabile dell’Ufficio Turismo del comune di Mussomeli, coadiuvata, nella realizzazione del progetto, proprio dall’architetto Spera che oggi suggella il paragrafo definitivo di un capitolo lungo quasi un secolo.

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