Mussomeli- Il progetto di mega eolico, denominato “Quattro Finaite”, che, per l’opposizione, ha rappresentato il cavallo di battaglia in occasione della corsa alle ultime amministrative locali, fa discutere ancora. Lo scorso 22 luglio, infatti, la Regione Sicilia, attraverso il Provvedimento Autorizzato Unico Regionale (PAUR), atto a valutare l’impatto ambientale di competenza regionale, ha concesso l’autorizzazione alla messa a terra dell’impianto. “Cinque pale eoliche”, non si rassegnano i componenti dell’associazione Terre di Manfredi, “che impattano fortemente sul nostro paesaggio”. Per rendere ancora più chiara l’idea, gli autori della breve nota hanno realizzato una simulazione circa l’impatto visivo soprattutto di una delle pale. Duecento metri di materiale fibroso che andrà ad inquinare la visibilità del tanto decantato, ma sempre meno rispettato, “castello manfredonico”. Un monumento su cui insistono ben due vincoli, quello monumentale, appunto, e quello paesaggistico. Un bene che, con buona pace di tutti, dovrebbe essere intoccabile. Pare, invece, che la logica del profitto non conosca vincoli di alcun tipo. “Sia chiaro”, ribadiscono gli scriventi “nessuna volontà di ostacolare un processo pulito, ma nel rispetto dei luoghi”. In Sicilia, le rinnovabili stanno già scrivendo un ampio paragrafo del più ampio capitolo “paradossi di Sicilia” dove, il misero contraltare di un paesaggio deturpato è ancora -ahinoi!- il caro bollette.
Adesso la questione all’Ars ha determinato uno stallo circa le nuove norme. Asse tra Sicindustria e Legambiente per modificarle. Transizione frenata. Non basta snellire la procedura amministrativa per le autorizzazioni, occorre una rete infrastrutturale efficiente che sia da supporto all’energia prodotta. Che, spesse volte, ci torna indietro nelle bollette che continuano ad essere le più salate d’Italia. Nella seconda regione in Italia per impianti eolici, prima per produzione di energia dal vento e quinta per produzione da fotovoltaico. Eppure, secondo i dati del Sole 24 Ore, a maggio di quest’anno, la Sicilia ha importato dal Continente 1,1 terawattora di corrente elettrica. Un drammatico paradosso a fronte del prezzo pagato in termini di sacrificio ambientale. Questo perchè la transizione energetica corre più veloce della rete.
Ecco dove scienza, coscienza e conoscenza sarebbe bene trovassero una sintesi, non necessariamente nel novello genius loci a tre braccia. La domanda che, invece, si pongono gli attivisti di “Terre di Manfredi” è “E’ davvero questo il futuro che vogliamo?” Ecco, questo si chiedono e ci chiedono. “Difendiamo il castello manfredonico. Difendiamo la nostra storia, la nostra identità e il nostro paesaggio. Laddove, a fronte del saccheggio, rimane solo l’attività di sensibilizzazione. Che ci pare comunque doverosa”.
E’ dello scorso luglio, inoltre, il grido di protesta di BCsicilia contro i grandi impianti energetici “La Sicilia non è una colonia” Fermare le autorizzazioni selvagge e approvare una pianificazione chiara che tuteli paesaggio, suolo agricolo e comunità locali. Il documento è della presidenza regionale contro il saccheggio delle multinazionali dell’energia. Una speculazione vorace e predatoria. L’energia prodotta viene spostata sul territorio nazionale lasciando nell’isola solo macarie paesaggistiche, terreni espropriati e una drastica svalutazione del patrimonio turistico. Occorre la maturazione di una coscienza collettiva per scongiurare nuovi e irrimediabili disastri.





























