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Mussomeli saluta un pezzo della sua storia: chiude il glorioso Oleificio Padalino in contrada Manca ma resta aperta la speranza di un nuovo inizio

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MUSSOMELI – Un profumo inconfondibile di olive appena frante, il ritmo lento delle macine che girano e quel senso di casa che solo i luoghi del cuore sanno regalare: dopo oltre trent’anni di attività ininterrotta, cala il sipario sull’Oleificio Padalino in contrada Manca, autentico tempio della tradizione olearia mussomelese. Fondato nel 1991 da Rita e Salvatore Padalino, lo storico impianto ha rappresentato una rarità assoluta nel panorama regionale e nazionale, rimanendo strenuamente fedele al metodo a ciclo tradizionale con le celebri molazze in pietra naturale. Mentre il mercato virava deciso verso l’automazione del ciclo continuo, papà Salvatore ha resistito con orgoglio alle sirene del progresso, custode incrollabile di un’arte antica capace di regalare un olio dal sapore autentico, denso di storia e di identità contadina. Più di una semplice impresa, il frantoio è stato per decenni un vero e proprio rituale sociale e affettivo, un’“istituzione” per le tantissime famiglie del territorio che ogni autunno vivevano il momento della molitura come una festa del ritrovarne le radici. La dolorosa decisione della chiusura arriva a seguito della recente e dolorosa scomparsa della signora Rita, colonna portante dell’attività insieme al marito, e dalla sopraggiunta impossibilità per i tre figli di seguire la gestione quotidiana nei mesi di lavorazione, essendo tutti felicemente impegnati in altre carriere professionali. Dopo una prova di conduzione nell’ultimo anno, portata avanti con estremo sacrificio e profondo rispetto per il lavoro dei genitori, i fratelli Padalino hanno dovuto compiere una scelta sofferta ma inevitabile, lasciando tuttavia uno spiraglio al futuro: la famiglia si dice infatti del tutto aperta a valutare proposte di gestione o accordi con chi, mosso dalla stessa identica passione, voglia raccogliere questo prezioso testimone artigianale per evitare che questo patrimonio culturale della comunità vada perduto.

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