Mussomeli – “Chi porta la divisa porta la luce”. Queste le parole di elogio all’Arma, e alle forze dell’ordine tutte, di don Salvatore Falzone, il cappellano militare della Legione Carabinieri Sicilia, nonchè ex ispettore della Polizia penitenziaria, che, giovedì 15 ottobre, ha officiato, presso la cinquecentesca chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata, di Mussomeli, la messa in suffragio del Reale Carabiniere Calogero Schifano. Celebrazione fortemente voluta, anche quest’anno, come avviene sempre dal 2015, dal nipote omonimo, colonnello in congedo dell’Esercito italiano. Nel mese del Santo patrono d’Italia e nel giorno di santa Teresa, i due santi controcorrente che del coraggio fecero il mezzo per superare la paura.
Una storia già nota fra le pagine del nostro sito, e non solo, quella del carabinere scelto Calogero Schifano, caduto in guerra il 19 giugno del 1944 e sepolto a Montalto di Castro, in una cassa interrata. La storia di un ritorno lungo quel “nostos” che inverte le tappe del viaggio mitico. Qui l’eroe, e martire al contempo, parte per mare e torna per terra. Parte nel 1940, anno dell’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, come carabiniere inquadrato nella 15^ Compagnia Reale Carabinieri Mobilitata, all’interno della Regia Marina Militare con sede a Bari. E torna a casa il 27 giugno del 2015, dopo più di settant’anni. Torna a spalla di quel nipote che porta il suo nome già da prima di nascere. Un destino che si lega a doppio filo lungo la trama e l’ordito di quella Bandiera che è stata presenza discreta, eppure fortissima, in chiesa durante la celebrazione.
Ad onorare il sacro rito erano presenti il comandante della Compagnia e il comandante della Stazione dei carabinieri di Mussomeli, rispettivamente capitano Lorenzo Pallotta e maresciallo Vincenzo Taliano, con l’appuntato Luigi Catania; il comandante della guardia di finanza, luogotenente Salvatore Maurizio Imbesi; l’Associazione nazionale carabinieri in congedo d’Italia, sez. di Caltanissetta; la Misericordia locale, fedeli, e meno fedeli, che hanno partecipato alla commemorazione e a quel miracolo della comunità che, dalle nostre parti, qualche volta ancora avviene. E poi alla conviviale a casa del pluridecorato colonnello.
Prima della conclusione, il maresciallo Taliano ha recitato la preghiera del carabiniere, poi ha preso la parola il colonnello che ha ricordato, visibilmente emozionato, “lo zio dimenticato”, da lui stesso per ben due volte riesumato. Una a Montalto di Castro, una nella pubblicazione a futura ed imperitura memoria. Presentata lo scorso giugnoi a Caltanissetta. Nel tentativo, tutto d’affetto, di colmare quei vuoti, quei dubbi, quegli struggimenti dell’anima nel non sapere quale sorte toccò al Reale Carabiniere Scelto all’indomani di quel fatidico 8 settembre 1943 che, con l’illusione della liberazione, firmò la sottomissione di un popolo. Alto fu il prezzo del riscsatto di quella “vittoria mutilata” che manco una generazione dopo il primo conflitto, ne provocò un altro. Di portata devastante. Aveva trentun’anni Calogero Schifano quando morì nel sacrificio estremo, mentre serviva la Patria. Lo ha ricordato in chiusura, stellette al bavero, don Salvatore che, per inciso, ha prestato giuramento al cospetto del Sostituto Procuratore della Republica di Agrigento -oggi beato- dr. Rosario Livatino. E la Luce stavolta, si fa divina in punta di presenza, a ricordarci che l’eterno dimora in noi che abbiamo il sacrosanto dovere di (s)vegliarlo.































