Home Eventi Mussomeli – Al Chiostro San Domenico un convegno per il 150esimo anniversario...

Mussomeli – Al Chiostro San Domenico un convegno per il 150esimo anniversario del simulacro di Maria SS.ma dei Miracoli

35 views
0

Mussomeli – Un convegno per i centocinquant’anni della venerata e veneranda statua di Maria Santissima dei Miracoli. Il capolavoro di Francesco Biangardi, quest’anno, infatti, compie un secolo e mezzo di storia. E per celebrare il ragguardevole traguardo di questo pezzo di arte sacra, tutta mussomelese, alla Bedda Matri Santissima, patrona di Mussomeli, fra l’altro, si è voluto dedicare un momento di studio, sul Santuario e sulla figura della Madonna. Fra fede, storia, arte e culto. Nel chiostro del convento che fu dei Domenicani, al cospetto del bozzetto originale in terracotta policroma che, per più di un secolo, è stato custodito nella casa della famiglia Sorce, da Isabella Sorge e Crocetta Sorce. E, nel 1987, donato al santuario, dopo un accurato restauro conservativo.
“La Madonna dei Miracoli e il suo Santuario: fede, arte e memoria a Mussomeli”, l’incontro organizzato e promosso dal rettore del santuario sac. Francesco Miserendino e dal superiore della Confraternita Maria SS.ma dei Miracoli, Domenico Piazza, ha registrato i prestigiosi e autorevoli interventi degli studiosi professori Calogero Barba e Luigi Bontà. Mussomelese doc il primo, docente in tecniche di incisione e scultura; sancataldese e docente in storia il secondo   Ha aperto i lavori padre Miserendino che, per la verità, ha aperto anche un precedente. Se non due. Fra l’ora tardo vespertina dell’incontro -21:30 nella fattispecie- e il “taglia e incolla” che più e più volte ha risuonato -quasi blasfemo!- fra le arcate a tutto sesto dell’ex convento. Ma una svista a un ministro di Dio, Maria la perdona. E, con Lei, il Suo popolo! Che, indubbiamente, avrebbe gradito un orario più consono all’occasione. Le relazioni, tuttavia, di altissimo spessore, grazie a Dio o a Maria, – o agli stessi relatori!- hanno tenuto desta l’attenzione dei presenti, fino alla fine. Previsto in scaletta anche l’intervento della professoressa Rosanna Zaffuto Rovello, storica nissena, impossibilitata tuttavia a presenziare in quella sede.
Nella sua breve ma incisiva disquisizione, il prof. Bontà ha posto l’accento sulla questione “culto” e ” santuario”. Quello che ad oggi diamo per scontato, ovvero un santuario, per esssere definito tale, necessita che si verifichino alcuni fenomeni, primo fra tutti la ierofania. E poi il pellegrinaggio. Il culto, della prima metà del Cinquecento, ricevette il suggello pontificio nel 1947, sotto Pio XII. Il riconoscimento per l’inserimento delle corone d’oro sul capo della Vergine e del Bambino, ufficializzando, di fatto, la profonda devozione dei mussomelesi, degli emigrati e dei forestieri che, ogni anno, accorrono al santuario. Il culto mariano ha rappresentato, sin dal suo primo nascere, il baluardo contro le eresie. Le sue cure, dal remoto 1559, furono affidate alla confraternita. Che pesca, ancora oggi, nel mare grande del popolo.
Ma la storia si sa, si fa con le carte. E non quelle copiate. Ecco che ritorna il “taglia e incolla” di padre Miserendino che, al di là del lapsus, voleva interdire quella pratica, davvero poco ortodossa, di scopiazzare il lavoro altrui. Diffusa, pare, dalle nostre parti. Da qui la bella scoperta -adesso è ufficiale- che smentisce, o comunque rivede, anni di storia, storiografia, informazione e comunicazione. Oggi  sappiamo con certezza che il documento c’è, e gode di ottima salute. Ci riferiamo, chiaramente, al documento del miracolo che, assieme a tanto altro, sarà oggetto dell’imminente pubblicazione di Barba. Frutto di un lavoro durato vent’anni, ritrovato, nel 2004, presso l’Archivio di Stato, il documento del miracolo è una parte fondativa della storia che mai prescinde dalla fede. E’ del 1596 la testimonianza giurata di tredici testimoni (undici uomini e due donne) rilasciata alla Curia Spirituale di Agrigento, trascritta da un notaio vicario.
Scultore con l’anima dello storico, Barba, ne aveva anticipato timidamente -nell’ottica del no spoiler- sul nostro sito, l’anno scorso, in occasione della diretta della festa patronale dell’8 settembre. Del miracolo fino ad ora, chi ne ha parlato o scritto, lo ha fatto solo “de relato”, cioè per sentito dire. Ma, “a parte lo Scozzari”, precisa Barba, nessuno ha avuto contatto diretto con quello che, col rigore dello storico che gli è proprio, egli stesso  definisce “regesto storico”. Ne ha parlato Bontà di quel documento fondativo che, sull’evento prodigioso, apre una forbice larga un decennio. Fra il 1530 e il 1540, di fatto, si sarebbe verificato il miracolo del paralitico. Che, zoppo e senza ceto, fra prodigio e diritto canonico, si fa il vero mediatore fra il popolo e la sua Signora. Un culto che nasce extra moenia,  persino dalle dinamiche clericali del tempo. Un culto talmente forte e popolare a cui anche i signori del tempo, i Lanza -che alla Madrice esercirtavano lo jus patronatus- dovettero rimettersi. Una resa suggellata nella donazione di Donna Giovanna Lucchesi di una catena e di una cintura di 149 maglie per 62 cm., di scuola iberica, per la guarigione del primogenito Lorenzo. Il primo atto di donazione e cura a cui hanno fatto seguito tutti gli altri ex voto che adornano il già bel volto della Madonna con in braccio il suo Bambino.
Sotto la narrazione fluente di Barba, si è intrapreso un viaggio dalla pietra delle origini, inopportunamente rimaneggiata, alla creatura del Biangardi, passando per il primo simulacro della Madonna. Che, per cedere il passo a quello di oggi, dovette patire persino la clausura. Oggi, in pianta stabile nella cripta del Santuario, è comunque visitabile, in questi giorni in occasione della mostra allestita all’ex convento. L’antico simulacro del XVII secolo è stato oggetto di studio e ricerca da parte di Barba. Sul retro del basamento è riportata l’iscrizione di un restauro del 1854 a Palermo a cura del maestro indoratore Giuseppe Scalici. Ampio spazio, inoltre, è stato dato ai personaggi che, nel bene e nel male, più o meno consapevolmente, hanno contribuito alla storia di questa porzione di mondo. Dal comm. Giuseppe Giudici, a D. Cataldo Lima e Vincenzo Sorce Malaspina, passando per il priore Giovanni Sorce, Fra Gaetano e il sacerdote Michele Cicero.
Contestualmente all’opera e all’operato dei Biangardi a Mussomeli, nel periodo che va dal 1873 al 1886. Sono stati analizzati i gruppi statuari della Madonna dei Miracoli, con i particolari suggestivi del baldacchino, e della Madonna del Rosario, e del Bambinello della chiesa di San Giovanni Battista proveniente dalla chiesa di Maria SS.ma dei Miracoli. “Nessuna similitudine col pezzente del Sammartino” ha sentenziato Barba sul paralitico della Madonna, la cui matrice artistica è quella tardo-barocca meridionale della seconda metà dell’Ottocento.
Nozioni e curiosità a parte, il j’accuse di Barba, velato ma neanche tanto, ha sollevato la questione dell’asportazione silente dei beni del paese che, ingloriosamente, negli anni, hanno preso  altre strade, adornando altre sale, di altri -forse più degni?!!!- luoghi. Perentoria e sibillina la replica di padre Miserendino che ha ribadito -sic et simpliciter- la formula di apertura del convegno: “La comunità di Mussomeli deve imparare a volersi bene da se stessa”.  Che, tradotto in soldoni, “mettila come ti pare, la colpa è sempre di quel popolo che, nell’epiteto di Petrappaolo, ha sostanziato la sua semantica. Semplificando, forse troppo, dei “passaggi” un filino più complicati. Che la conlamata stupidità dei mussomelesi non diventi l’alibi perfetto al furto imperfetto! “Viva Maria” …

Ti è piaciuto questo post?

Clicca sulle stelline per dare un voto!

Average rating 1 / 5. Vote count: 1

Vota per primo questo articolo

Condividi