Mussomeli – Sono quei figli di cui una comunità può andare fiera. Giovanni Spoto, mussomelese, diciassette anni e un mt. e 83 di altezza, ha scelto di volare. E, dal 23 aprile scorso, è ufficialmente pilota di aerei da turismo. Intanto che, nel primo giorno d’estate, di questo anno turbolento, ha sorvolato il suo paese, “in comando” ad un tecnam p2008 jc mk 2, velivolo a due posti ad ala alta, ad una velocità di 90 nodi per 3500 ft di quota. Un traguardo, in realtà, nonostante il gioco abbia iniziato a farsi serio solo adesso. Piedi per aria e testa per terra, Giovanni, biondissimo e dal fisico slanciato, ha conseguito il brevetto europeo, approvato da Enac, presso la Scuola di volo Aero Club di Catania, con sede all’interno dell’aeroporto internazionale Fontanarossa . Battendo, di fatto, tutte le tappe. Poichè, diciassette anni è l’età minima per il conseguimento del brevetto PPL(A). E, all’epoca dell’esame, Giovanni, di anni, ne aveva appena diciassette e ventisette giorni. E proprio lì, nelle piste del circuito aeroportuale civile, il giovane pilota in erba ha visto, dopo giorno dopo, maturare il suo sogno. Che era quello di toccare il cielo da una cabina di comando. “Fin da quando ero bambino”, ricorda Giovanni, in un rapido flashback, “quando salivo su un aereo di linea, ero attratto dalla cabina di pilotaggio”. E di tratte Roma-Palermo, Giovanni, al seguito della sua famiglia, ne ha fatte tante, quando il padre, Michele, non ancora assessore presso il comune di Mussomeli, lavorava nella capitale. Non dunque, una di quelle passioni infantili, consumate sullo schermo di una qualsiasi console per videogiochi, ma un richiamo feroce e ponderato che non poteva vincere, e che, di fatto, non ha tardato a tradursi in fatto. L’occasione, quella concreta, è arrivata l’anno scorso. L’open day dell’Aero Club di Catania. Ed è andata. Come quelle cose che accadono, quando una vita incontra il suo destino. Intanto, mentre frequentava regolarmente il quarto anno dell’indirizzo Turistico dell’IIS Hodierna di Mussomeli, a marzo dell’anno scorso, sedici anni appena compiuti, Giovanni, in mezzo a tanti sacrifici, ha iniziato il corso teorico/pratico per il conseguimento della Licenza di pilota privato di velivolo a Catania. Oltre centodieci ore di lezione che coprono regolamentazione aeronautica, metereologia, navigazione aerea, principi del volo, comunicazione, etc. Un impegno da incastrare con lo studio scolastico. Ma la volontà deve sottostare al talento il più delle volte. Così, due giorni a settimana, Giovanni, accompagnato dal papà, prosegue, entusiasta, il suo (per)corso, tutt’altro che lineare. Nell’intento di imporre una virata improvvisa al suo avvenire. Che, a breve, lo porterà a sfidare la forza di gravità. Infatti, la formazione, oltre alle centodieci ore teoriche, ne prevede anche quarantasette di volo, di cui trentasette con istruttore e dieci da solista. Il 4 luglio è una data ben scolpita nella memoria di Giovanni che, nel giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America, ha spiccato il suo primo volo in solitaria. Librandosi nell’aere catanese in ottemperanza al protocollo che prevede decollo, virata e atterraggio. Poi, mano mano, sono arrivate le rotte più lunghe, fino a Reggio Calabria. “Ma quella più emozionante rimane sempre quella sorvolata sui merli antichi del castello”, in quella dimensione sospesa che ti restituisce la leggerezza di un percorso che si fa traguardo, pur essendo ancora sulla via del rullaggio. In fondo, nella storia dell’uomo, da Icaro in poi, cosa rappresenta il volo, se non il punto d’incontro tra la suggestione folle di sormontare le nuvole e lo studio ingegneristico delle leggi della fisica? In barba persino al primo comandamento di natura, la gravità! Dal primo brivido del decollo all’ultimo attrito dell’atterraggio. La sorvolata su Mussomeli, in realtà, ha fatto da riempimento per quelle cento ore di volo post brevetto. E Giovanni ne ha approfittato per fare visitare ad un collega, il proprio paese, da un punto di vista assolutamente privilegiato. Ecco cosa significa crescere a 200 all’ora. Quando il sogno di un giovane pilota nasce nei circuiti di provincia per sprovincializzarsi, sin da subito. “La preparazione per l’esame è stata la cosa che mi ha fatto crescere di più. Mi sentivo prontissimo e, di fatti, ho superato al primo colpo!”. Il sogno, manco a dirlo, è quello di diventare pilota di linea. E pare che i presupposti ci siano tutti, per volare sempre più in alto. Il talento naturale e il supporto della famiglia le cui radici si esprimono, di generazione in generazione, nel nome di battesimo che fa Giovanni come il nonno, più noto come “Gianni”. “Ringrazio tutta la mia famiglia per supportarmi ogni giorno, affinchè il mio sogno possa avverarsi”, chiosa il giovane Giovanni, “a mio padre ho già fatto provare il brivido dell’alta quota in famiglia!”.




























