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Delitto Naro, la corte d’Assise motiva le tre assoluzioni: «È trascorso troppo tempo e il quadro è non univoco e confuso»

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San Cataldo – È trascorso troppo tempo e il quadro sarebbe «non univoco e confuso». Sono alcuni degli aspetti al centro delle motivazioni della sentenza con cui la corte d’Assise di Palermo, a fine novembre scorso, ha assolto i tre imputati a giudizio per il delitto del giovane medico di San Cataldo, Aldo Naro, ucciso in una discoteca del capoluogo isolano la sera di San Valentino di undici anni fa.

Il verdetto assolutorio, per questa uccisione, ha interessato i buttafuori palermitani Francesco Troia – per il quale l’accusa aveva chiesto la condanna a 10 anni di reclusione ma con la riqualificazione dell’originaria contestazione in omicidio preterintenzionale perché avrebbe sì colpito con calci al fianco e al viso Naro, ma non con l’intenzione di uccidere – e, ancora, Pietro Covello e Gabriele Citarrella (assistiti, rispettivamente, dagli avvocati Salvino Pantuso, Antonio Turrisi e Valerio Romano, Giuseppe Laudicina e Marcello Consiglio). Peraltro i primi due  erano già stati condannati per rissa.

«All’esito del lungo dibattimento la corte d’Assise ritiene che non possa formularsi un giudizio di colpevolezza degli imputati o anche di solo alcuno di essi», è un passaggio delle ragioni con cui la corte, presieduta dal giudice Vincenzo Terranova, ha spiegato le sue decisioni.

  «A ostacolare il percorso dell’accusa, anche il lunghissimo tempo trascorso dai fatti, che ha molto diluito i ricordi, già assai confusi nell’immediatezza», è un altro punto chiave.

Per i giudici anche le testimonianze, al di là di sprazzi di vaghezza, sarebbero state divergenti. Tutta una serie di elementi, secondo gli stessi giudici, che non avrebbero potuto portare a un verdetto di condanna oltre ogni ragionevole dubbio.

Il solo condannato per questo delitto rimane il solo, allora, minorenne Andrea Balsano , buttafuori abusivo di quella discoteca e che ha già scontato la condanna a dieci anni di carcere con il rito abbreviato. Il ragazzo ha poi ammesso di avere sferrato il calcio al capo che ha ucciso il giovane medico.

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